Archivi del mese: giugno 2012

DIFENDIAMO LA CALABRIA

La Rete Difesa del Territorio “Franco Nisticò” organizza una manifestazione per il 16 Giugno a Cariati. Ci avviciniamo all’estate, – si legge in una nota – e con essa non arriveranno solo i turisti, ma anche e soprattutto l’emergenza rifiuti. Un’emergenza che negli anni è stata usata per imporre inutili e dannose discariche che mai hanno risolto il problema dei rifiuti in Calabria. Un problema che in realtà non esisterebbe, se non fosse per gli interessi che si celano dietro di essi, interessi di speculatori, di criminalità organizzata e di una classe politica inadeguata. Ma non solo: con l’arrivo dei turisti le conseguenze del Piano di Rientro e del ridimensionamento o della chiusura di molti ospedali calabresi saranno ancora più drammatiche. Gli ospedali di Crotone, Rossano, Corigliano e Cosenza diventeranno un inferno, i malati saranno oggetto di ricatti e lasciati in balia di se stessi come sta già succedendo. Ecco perché è importante che il nostro territorio e la Calabria tutta si schierino prima che la situazione precipiti. Ci schiereremo per la riapertura degli ospedali e la chiusura delle discariche.

E’ indispensabile continuare a battersi in difesa dei servizi pubblici per i cittadini, contro una classe dirigente che ha fatto dello smantellamento del pubblico servizio e delle privatizzazioni un vessillo imperante, dalla sanità alla giustizia, fino alle infrastrutture, all’ambiente, all’energia. Non si tratta più di dire semplicemente no ad una discarica o ad una riconversione, ma di cominciare a costruire un progetto per il nostro territorio, un progetto di sviluppo reale che parta dagli interessi delle comunità e non di qualche ‘ndrina, s.p.a. o casta politica. Ecco perché invitiamo tutti i cittadini, le categorie, le associazioni territoriali ad unirsi a noi il 16 Giugno a Cariati. Si stanno organizzando pullman da tutta la regione.

Rete Difesa del Territorio “Nisticò”

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ANGELA NAPOLI: “Rifiuti in Calabria, situazione al collasso”

“Nonostante la Camera dei Deputati, alla fine dello scorso mese di giugno, abbia approvato la relazione shock della Bicamerale, che ha fotografato la reale situazione dell’emergenza rifiuti in Calabria, nulla in merito e’ stato fatto”. Lo sostiene Angela Napoli, deputata del Fli, in una interpellanza rivolta al Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare.

”La Calabria e’ davvero al collasso – sostiene Napoli – e sta continuando a ritrovarsi sotto un aumento dello stato emergenziale dell’intero settore ambientale. L’unico impianto di termovalorizzazione dell’intera regione, Gioia Tauro, si ritrova soffocato dai rifiuti, costringendo i Comuni a dirottare per il conferimento RSU a Pianopoli, a volte costretta a chiudere, perche’ satura, il che evidenzia il totale fallimento del sistema regionale dei rifiuti”.

”Piana Ambiente”, la societa’ che si occupa della raccolta rifiuti nei Comuni della Piana di Gioia Tauro, e’ in crisi, a causa dell’inadempienza di pagamento da parte degli stessi Enti locali; problemi sono emersi anche dal Consorzio Vallecrati di Cosenza e della societa’ Leonia di Reggio Calabria; la discarica di Casignana che serviva tutti i Comuni della locride (R.C.), risulta chiusa da oltre un mese, perche’ necessitano i lavori di ampliamento del sito. Per non dire del settore depurazione che rischia di collassare, sta infatti, esplodendo sulle coste vibonesi e reggine, con effetti devastanti per il turismo”.

”Non possono non essere stigmatizzate le gravi responsabilita’ istituzionali locali e regionali che stanno causando l’enorme danno ambientale da inquinamento marino, dovuto a scarichi fognari di depuratori mal funzionanti ed anche al probabile versamento in mare di liquami non depurati da parte di strutture e aziende private”.

Napoli chiede ”quali gli urgenti ed inderogabili interventi per ripianare l’emergenza ambientale in Calabria; quale attuazione degli impegni assunti dal Governo con l’approvazione della risoluzione avvenuta in Parlamento il 23 giugno 2011”.

(ASCA)14 luglio, 2011

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CALABRIA DA AMARE: ISOLA DI DINO, PRAIA A MARE

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Dossier Mare Monstrum 2012

Pubblicato il21 giugno 2012

Un magnifico mare di…illegalità. Potrebbe essere questa la sintesi paradossale per racchiudere in uno slogan lo stato del mare italiano che ogni anno raccontiamo in questo dossier.

Abbiamo spiagge e panorami mozzafiato che fanno invidia al mondo, borghi costieri meravigliosi fatti di storia, cultura e bellezza, una varietà di isole minori che puntellano le nostre acque, un mare ricco e prezioso. Ma siamo anche i principali nemici della salute e della bellezza del litorale italiano. Siamo quelli che hanno riempito le coste di cemento, che scaricano in mare acque non depurate e veleni, che rapinano il patrimonio ittico, che sfruttano in ogni modo a fini privati un bene
pubblico insostituibile. E questo avviene soprattutto nelle regioni del Sud, proprio quelle che hanno i paesaggi costieri più suggestivi.

Anche nel 2012 Mare Monstrum passa in rassegna i principali nemici del mare e delle coste. E sceglie quest’anno di puntare il dito contro uno di quelli più micidiali: l’abusivismo e la speculazione edilizia. Dopo decenni di denunce, di battaglie legali, di campagne di sensibilizzazione, ben poco, purtroppo, è cambiato nella lotta al mattone illegale. E sono davvero troppe le case abusive e non condonabili rimaste in piedi a raccontarci il sacco edilizio del Belpaese.

Da  http://www.legambiente.it/

(dalla prefazione del dossier Mare Monstrum 2012)

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UNA SERATA AL CENTRO

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MALASANITA’, in Calabria il record della vergogna

Pubblicato il 4 gennaio 2011 da infosannio

Gli ultimi due sono neo­nati: una bimba di 28 giorni ed un piccolo appena venuto alla luce con un parto cesa­reo. Mancavano pochi giorni al 2011, quando in due ospe­dali di Cosenza si registrava­no gli ultimi casi di malasani­tà dell’anno. Ma è da molto più tempo che in Calabria si muore per cattiva assistenza, per gli ospedali fatiscenti, per la mancanza di posti letto ed ambulanze. Il primato della regione l’ha certificato, pochi giorni fa, la Commissione d’inchie­sta sugli errori sanitari, pre­sieduta da Leoluca Orlando. Il territorio dal Pollino allo Stretto è quello dove, in Ita­lia, si muore di più per mala­sanità. Poi ci sono la Sicilia (63 e 43) seguita da Lazio (32 e 19) e Puglia (23 e 14). Com­plessivamente, 326 casi con­t­ati in tutto il Paese dalla Com­missione parlamentare che si occupa di errori e disavanzi nella sanità. Settantotto di questi casi si sono registrati in Calabria e 59 hanno avuto come esito la morte del pa­ziente. Nello specifico, ci sarebbe­ro stati 64 errori sanitari, che in 49 casi avrebbero portato al decesso del paziente, ed in altre 14 circostanze ci sareb­bero state altre criticità o di­sfunzioni di diversa natura che in 10 casi hanno avuto co­m­e esito il decesso del pazien­te. Su queste segnalazioni, la Commissione parlamentare d´inchiesta ha inoltrato una richiesta di relazione indiriz­zata al Presidente della Regio­ne, Giuseppe Scopelliti, per avere informazioni volte a far luce sulle situazioni che han­no determinato l´eventuale criticità segnalata.

Quindi il dato nazionale complessivo vede una morte sospetta ogni due giorni e di queste uno ogni quattro in Calabria. Dati allarmanti che non fanno sta­re sereni proprio per nulla i calabresi che si devono cura­re nella propria regione. Quindi una specie di Caporet­to dei giorni nostri per quan­to riguarda la sanità calabre­se, che ogni giorno presenta «il conto» salatissimo per i suoi assistiti. Secondi in Italia per spesa pro capite sulla sanità, ma agli ultimi posti per la qualità dell’offerta nei servizi sanita­ri principali. I calabresi se la passano abbastanza male. Anche perché, la Calabria pri­meggia per emigrazione sani­taria.

I calabresi spendono in media all’anno 3.110,2 euro pro capite. Praticamente, dal­le nostre parti, si spende il tri­plo del Veneto.

Numeri allar­manti, soprattutto per le ta­sche dei contribuenti. Infatti, con il varo del federalismo fi­scale, la copertura integrale del deficit sarà a totale carico delle singole Regioni.

In prati­ca, quei 3mila e passa euro do­vranno venir fuori dalle ta­sche dei martoriati calabresi che non è che godano di buo­nissima salute negli altri set­tori.

 La relazione della Com­missione d’indagine «sulla qualità dell’assistenza presta­ta dal servizio sanitario della Regione Calabria», datata 14 aprile 2008 era un elenco di situazioni sconcertanti: in 36 ospedali calabresi (su 39) fu­rono trovate irregolarità, ol­tre alla mancanza di una rete d’emergenza. Per contro, ab­bondava in quasi tutti i noso­comi il personale ammini­­strativo, proliferato oltre ogni decenza. In un caso, quello della Azienda sanita­ria provinciale di Crotone, il prefetto Riccio scriveva così: «Su 1.980 dipendenti, 353 am­ministrativi sembrano vera­mente troppi», tanto più che «l’incidenza delle strutture private è straordinariamente elevata: il numero degli esa­mi di laboratorio effettuati in ospedale è molto basso». Pro­babilmente con le stesse ap­parecchiature, e la stessa do­tazione organica si possono raddoppiare o triplicare i fat­turati (riducendo natural­mente i budget per i laborato­ri privati). I quali invece, an­notava sconcertato il prefet­to, «complessivamente forni­s­cono oltre 732.000 prestazio­ni l’anno».

Non parliamo poi degli ospedali della Piana di Gioia Tauro, i dipendenti so­no 1.758 per 234 posti letto: 7,5 a letto, contro una media nazionale di 2,9.

A Gioia Tau­ro, in ospedale ci sono 26 cuo­chi, anche se i pasti li porta una ditta esterna per soli 32 posti letto, in teoria quasi un cuoco per ogni paziente.

Nell’ Ospedale di Vibo Valentia, per 200 letti, lavorano ben 115 medici, 220 infermieri, 16 ausiliari e 10 tecnici.

D’al­tronde qui per tantissimo tempo la ‘ndrangheta con i suoi boss e gregari ha fatto da efficientissimo ufficio di col­locamento per parenti e ami­ci degli amici.

Basti pensare che la Commissione parla­mentare antimafia, nella rela­zione annuale 2008, scrive: «In un’azienda sanitaria lo Stato non è riuscito a far luce sul numero dei dipendenti e sul posto indicato in organi­co ». Si parla di Locri, dove 13 medici, 23 tra tecnici ed infer­mieri e ventinove addetti alle pulizie sono parenti di boss, ma non è solo Locri così, ma nell’intera regione Calabria, dove si può ancora morire per un’appendicite o un in­gessatura troppa stretta op­pure perché mancano le am­bulanze. Su episodi di mala sanità indagano le procure dell’intera regione: A Reggio Calabria, Locri e Palmi. A La­mezia Terme, Vibo e Catanza­ro. A Cosenza, Rossano e Pao­la, ovvero un dato pesante. In Calabria 9 procure su 11 han­no aperto fascicoli per casi di presunta malasanità. (di Filippo Marra Cutrupi – ilgiornale.it)

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ORSOMARSO: uno scrigno verde tra mare e monti

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IL POLLINO E LA SUA FAUNA: bellissimo film.

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Cinque proposte per «Un’altra strada per l’Europa»

29/06/2012 Versione in pdf

Un’alternativa alle politiche del Consiglio europeo dal Forum «Un’altra strada per l’Europa» tenuto al Parlamento europeo

I 150 partecipanti al Forum Internazionale «Un’altra strada per l’Europa» del 28 giugno 2012 al Parlamento europeo a Bruxelles hanno discusso delle alternative praticabili alla mancanza di azione efficace contro la crisi europea attese dal Consiglio europeo di Bruxelles.

Tra le azioni concrete richieste, le seguenti assumono il carattere di estrema urgenza:

1. Per affrontare la drammatica accelerazione della crisi finanziaria europea – segnata dall’interazione tra crisi bancaria e crisi del debito pubblico – la Banca centrale europea deve agire immediatamente in qualità di prestatore di ultima istanza per i titoli di Stato. Il problema del debito pubblico va risolto con una responsabilità comune dell’eurozona, attraverso meccanismi istituzionali che possano essere introdotti immediatamente; il debito va sottoposto a una valutazione e un “audit” pubblico.

2. E’ necessario un radicale ridimensionamento della finanza, con l’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarielimiti alla finanza speculativa e ai movimenti di capitali e con un’estensione del controllo sociale, in particolare sulle banche che ricevono salvataggi pubblici. Il sistema finanziario dovrebbe essere trasformato in modo tale da sostenere investimenti produttivi sostenibili da un punto di vista sociale ed ambientale.

3. E’ necessario rovesciare le politiche di austerità in tutti i paesi d’Europa e rivedere i termini dei Memorandum imposti ai paesi che hanno richiesto “aiuti d’emergenza” dall’Unione europea, a cominciare dalla Grecia; i pericolosi vincoli del “Patto fiscale” vanno eliminati in modo che i governi possano tutelare la spesa pubblica, il welfare e i salari, mentre l’Europa deve assumere un ruolo maggiore per stimolare la domanda, promuovere la piena occupazione e avviare uno sviluppo equo e sostenibile. Le politiche europee devono inoltre portare all’armonizzazione fiscale, mettere fine alla concorrenza tra stati e spostare l’imposizione fiscale dal lavoro ai profitti e alla ricchezza. Il lavoro e la contrattazione collettiva devono essere difesi; i diritti del lavoro sono parte essenziale dei diritti democratici in Europa.

Occorre impegnarci subito per cambiamenti di lungo termine nelle seguenti direzioni:

4. Un “new deal verde” può rappresentare la via d’uscita dalla recessione in Europa con grandi investimenti per una transizione ecologica verso la sostenibilità, creando nuovi posti di lavoro di qualità, ampliando le capacità produttive in settori innovativi e allargando le possibilità di politiche nuove a livello locale, in modo particolare sui beni pubblici.

5. La democrazia deve essere estesa a tutti i livelli in Europa; l’Unione europea va riformata e la concentrazione di potere nelle mani degli Stati più potenti – così come si è realizzata con la crisi – va rovesciata. L’obiettivo è una maggiore partecipazione dei cittadini, un ruolo più incisivo del Parlamento europeo e un controllo democratico molto più significativo sulle decisioni chiave. Le prossime elezioni europee del 2014 devono rappresentare un’opportunità per compiere scelte tra proposte alternative per l’Europa all’interno e trasversalmente gli Stati membri dell’Unione.

Di fronte al rischio di un collasso dell’Europa, le politiche europee devono cambiare strada e un’alleanza tra società civile, sindacati, movimenti sociali e forze politiche progressiste – in particolare nel Parlamento europeo – è necessaria per portare l’Europa fuori dalla crisi prodotta da neoliberalismo e finanza, e verso una vera democrazia.

Da Sbilanciamoci.org

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POSTE ITALIANE, taglio della busta paga alle donne incinte

4/06/2012 07:48 | LAVORO – ITALIA | Autore: fabrizio salvatori

Poste italiane, taglio della busta paga alle donne incinte:

“Sono malate”.

I sindacati sottoscrivono

Le Poste Italiane hanno ricevuto pochi anni fa il “Bollino Rosa S.O.N.O. – Stesse Opportunità Nuove Opportunità”, promosso dal ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale. Ebbene, pochi giorni fa, l’azienda, insieme a un manipolo di sindacati complici, (UilPoste, Failp-Cisal, ConfsalCom e UglCom: quattro organizzazioni sindacali che, insieme, rappresentano il 22% delle lavoratrici e dei lavoratori dell’azienda), ha sottoscritto un accordo separato che toglie 140 euro di Bonus alle future mamme. Ciò è stato possibile attraverso un passaggio “formale” che forse nemmeno i nazisti avrebbero osato: l’astensione obbligatoria per maternità viene equiparata all’assenza per malattia. Orribile? Forse qualcosa di più. Questa è l’Italia dell’austerità.

Cgil e Cisl hanno subito scritto al ministro Fornero (che non si capisce perché dopo aver umiliato gli esodati dovrebbe a questo punto prendere la parte delle donne di Poste italiane). Ma sentite quali argomenti sollevano.

“Noi ricordiamo che il Progetto “Bollino Rosa S.O.N.O. – scrivono Cgil e Cisl – aveva la finalità di comprendere il complesso fenomeno dei differenziali retributivi che colpiscono le lavoratrici in ampi segmenti del mercato del lavoro e “certificava” le buone prassi in termini di strategie e pratiche aziendali tendenti alla valorizzazione della presenza e delle competenze femminili”.

La circostanza singolare è che sindacati “dissidenti” non chiedono a Fornero di annullare l’infame accordo ma “di revocare l’immeritato riconoscimento e di voler considerare la gravità dell’atto compiuto in termini di ‘cattivo esempio’ per quelle aziende che, pur non essendo paragonabili per storia, dimensioni e risorse a Poste Italiane, contribuiscono ogni giorno ad una reale valorizzazione delle politiche di Pari Opportunità”.

La lettera è firmata da Barbara Apuzzo (Coordinamento nazionale Donne Slc Cgil) e da Caterina Gaggio (Coordinamento nazionale Donne Sip Cisl).

Da Controlacrisi.org

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