Archivi del mese: ottobre 2012

F. BEVILACQUA: “Sulle tracce di N. Douglas”

 

 

 

A seguire le labili tracce dei viaggiatori stranieri in Calabria, come l’eccentrico e colto Norman Douglas, si dischiudono ai nostri occhi paesaggi dimenticati, avvolti ancora nella caligine del mito.

 

Chi solca gli antichi sentieri di montagna, i “sentieri meridiani” orfani di pastori, contadini, boscaioli, compie un viaggio nel tempo. Che è recupero di memoria e riscoperta di identità. È una nuova idea del viaggio.

 

È il “viaggiar restando” di chi  guarda con occhi nuovi a tutto ciò che vive, apparentemente perduto, a poche ore di distanza delle nostre artificiose vite cittadine. È un viaggio iniziatico verso il genio dei luoghi. È un percorso di amore e conoscenza, nel senso di Giustino Fortunato. È ritrovare una patria e farsi nello stesso tempo cosmopoliti, come direbbe Ernesto De Martino.

 

Torniamo sulle montagne impervie, solitarie e selvagge del Pollino, della Sila, delle Serre, dell’Aspromonte con occhi incantati, percorriamole sino a sfiancarci, contempliamone la bellezza, riflettiamo sulla Calabria da ri-scoprire per i suoi straordinari tesori naturali e culturali e su quella da ri-coprire per le tante nefandezze perpetrate dagli uomini.

F. Bevilacqua

 

 

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POLLINO: video bellissimo

Questo video di Stefano Contini l’abbiamo condiviso nella sede del Centro Sociale.

E’ stato un modo per riappropriarci di luoghi che fanno parte della nostra storia.

Intere generazioni, con fatica e privazioni, vi hanno speso le loro vite.

La crisi che stiamo vivendo ci obbliga a ripensare il nostro futuro.

Se vogliamo farlo con un minimo di saggezza, dobbiamo valorizzare il meglio delle nostre “risorse”. Il territorio, la bellezza e la peculiarità del nostro territorio, sono un patrimonio inestimabile.

In questi ultimi anni dello sviluppo abbiamo preso il lato peggiore: la cementificazione.

E’ giunto il momento di voltare pagina.

Buona visione.

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GIORNATA MICOLOGICA

CENTRO SOCIALE

Orsomarso

 

 

IL CLUB ALPINO DI VERBICARO

 

 

Ha organizzato per il 7 ottobre 2012 una

GIORNATA MICOLOGIA

 

 

 

Difficoltà:  T

Durata: intera giornata

Itinerario ed orario da stabilire in sede

Guida:  Mara Papa

Telefono: 333.9046574

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IL SUD VERSO LO “TSUNAMI DEMOGRAFICO”

 

 

 

 

Nei prossimi anni emigrerà un giovane su 4

 

– L’allarme del Rapporto Svimez 2011: nel Mezzogiorno la disoccupazione reale al 25% alimenta le partenze e nel 2050 quasi un abitante su cinque avrà più di 75 anni. La fuga dalle città colpisce soprattutto Napoli, Palermo, Bari e Caserta. Il 45% di chi va via ha laurea o diploma –

Il Mezzogiorno si allontana dall’Italia: riparte l’emigrazione, il tasso di disoccupazione reale è del 25%, meno di un giovane su tre ha un lavoro e tre donne su quattro stanno a casa. E’ questo il quadro drammatico che emerge dal rapporto Svimez 2011 sulle regioni del Sud; il ritratto di una fetta d’Italia a rischio “tsunami demografico”, come denuncia Svimez (associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno), che nel 2050 vedrà gli over 75 crescere di dieci punti percentuali e i giovani scendere da 7 a meno di 5 milioni e del 25% già entro i prossimi vent’anni.

Il fenomeno, rileva il rapporto, provocherà un’inversione nella composizione della società, con il Centro-Nord che diventa più “giovane” del Mezzogiorno. La scarsa natalità, l’assenza di lavoro che causa bassa attrazione di stranieri e massiccia emigrazione verso il Centro-Nord e l’estero, rischiano insomma di trasformare il Mezzogiorno da qui ai prossimi 40 anni in un’area spopolata, sempre più anziana e dipendente dal resto del paese.

Economia ferma. Il rapporto analizza l’andamento del Pil, rilevando una crescita dello 0,2% nel 2010 a fronte del tracollo (-4,5%) del 2009. La ripresa c’è stata, dunque, ma un punto e mezzo al di sotto delle regioni del Centro-Nord (+1,7%). Va anche peggio se si guarda al medio periodo: negli ultimi dieci anni (dal 2001 al 2010), il Mezzogiorno ha segnato una media annua negativa dello 0,3%, mentre il Centro-Nord è cresciuto del 3,5%, a riprova del perdurante divario di sviluppo tra le due aree.

Abruzzo la più ricca, Campania la più povera. In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno è passato dal 58,8% del valore del Centro-Nord nel 2009 al 58,5% del 2010. Tra le più ricche nell’area meridionale si posiziona l’Abruzzo, con un pil pro capite di 21.574 euro, inferiore comunque di circa 2.200 euro rispetto all’Umbria, la regione più “debole” del Centro-Nord. Seguono il Molise (19.804), la Sardegna (19.552), la Basilicata (18.021 euro), la Sicilia (17.488), la Calabria (16.657) e la Puglia (16.932). La regione più povera è la Campania, con 16.372 euro.

Due giovani su tre senza lavoro. I numeri della disoccupazione sono impietosi. Dei 533mila posti di lavoro persi in Italia tra il 2008 e il 2010, ben 281mila sono nel Mezzogiorno. Nel Sud, dunque, pur essendo presenti meno del 30% degli occupati italiani, si concentra il 60% delle perdite di lavoro causate dalla crisi. Incide in questa area, più che altrove, il crollo dell’occupazione industriale (-120mila addetti, che vuol dire quasi il 15% di calo, il 20% in Campania).

Se i padri vengono espulsi dal mondo del lavoro, i figli non riescono neppure ad entrarvi. Il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è sceso nel 2010 al 31,7% (nel 2009 era del 33,3%): praticamente, meno di un giovane su tre ha un impiego. Condizione drammatica anche per le giovani donne, il cui tasso di occupazione nel 2010 ha toccato quota 23,3%, 25 punti in meno rispetto al Nord del Paese (56,5%): di fatto, tre su quattro non hanno lavoro.

 

 

Il peso della manovra.

 

Brutte notizie per il Meridione arrivano anche dalla manovra di bilancio. Secondo Svimez, l’effetto cumulato delle manovre 2010 e 2011 dovrebbe pesare in termini di quota sul pil 6,4 punti al Sud (di cui 1,1 punti nel 2011, ben 3,2 punti nel 2012, 2,1 nel 2013) e 4,8 punti sul Pil del Nord (1 nel 2011, 2,4 nel 2102, 1,4 nel 2013). Per quanto riguarda gli incrementi delle entrate, il 76% si realizzerebbe al Centro-Nord e il 24% al Sud, ricalcando così il peso delle diverse aree in termini di produzione della ricchezza.

La fuga dal deserto. – Dal 2000 al 2009, segnala il Rapporto, quasi 600mila uomini e donne sono emigrati dal Meridione. Nel 2009 sono partiti in direzione del Centro-Nord circa 109mila abitanti delle regioni del Sud: in testa la Campania (33.800 partenze), seguita da Sicilia (23.700), Puglia (19.600) e Calabria (14.200). I protagonisti di questa fuga dal deserto del lavoro sono soprattutto uomini, il 21% è laureato (la percentuale sale al 54% se si considerano i diplomati) e la meta preferita (un migrante su 4 nel 2009) è stata la Lombardia. Il Lazio è invece ancora il polo d’attrazione principale per abruzzesi, molisani e campani.

Città svuotate, città in crescita. Tornando al dato decennale (2000-2009), delle 583mila persone che hanno abbandonato il Mezzogiorno ben 108 mila sono partite dalla città di Napoli. L’esodo è stato molto rilevante anche da Palermo (-29mila), Bari e Caserta (-15mila), Catania e Foggia (-10mila). Colpiti anche Torre del Greco (-19mila), Nola ed Aversa (-11mila) e Taranto (-13mila). Di riflesso sono cresciute Roma (+66mila), Milano (+50mila), Bologna (+31mila), Reggio Emilia, Parma e Modena (+13mila), Bergamo e Torino (+11mila), Firenze e Verona (+10mila).

 

La pausa della crisi.

 

Nel biennio 2009-2010, quando la crisi ha colpito il tessuto industriale del Nord e provocato licenziamenti e ricorso massiccio alla cassa integrazione, le partenze di massa dal Sud hanno avuto una pausa. In quei due anni, i “pendolari di lungo raggio” da Sud a Nord si sono ridotti del 22,7%; circa 40mila in meno del 2008. Tra questi emigrati, pur diminuiti in valori assoluti, è cresciuta però la componente laureata (dal 2004 sono stati il 6% in più del totale), a testimonianza dell’incapacità del Mezzogiorno di assorbire personale qualificato. I laureati emigrano soprattutto da Molise (27,8% del totale), Abruzzo (26,6%) e Puglia (24,8%).

Uno su 4 in partenza. Nel dettaglio, secondo Svimez, nei prossimi venti anni il Mezzogiorno perderà quasi un giovane su quattro, mentre nel Centro-Nord oltre un giovane su cinque sarà straniero. Nel 2050 gli under 30 al Sud passeranno dagli attuali 7 milioni a meno di 5, mentre nel Centro-Nord saranno sopra gli 11 milioni. A quella data, inoltre, ci sarà il sorpasso: la quota di over 75 sulla popolazione complessiva passerà al Sud dall’attuale 8,3% al 18,4% nel 2050, superando il Centro-Nord dove raggiungerà il 16,5%.

Le proposte. Dai numeri, lo Svimez passa poi alle proposte. Per rilanciare il Mezzogiorno e il Paese è più che mai urgente – rileva il rapporto – la realizzazione di grandi infrastrutture di trasporto, per colmare i deficit infrastrutturali dello sviluppo logistico, potenziando i nodi di scambio e intermodali, e le iniziative di sviluppo produttivo collegate, per sfruttare le potenzialità del Mezzogiorno nel Mediterraneo.

La Svimez stima un costo di 60,7 miliardi di euro, di cui 18 miliardi già disponibili e 42,3 da reperire, da dedicare al potenziamento dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria e della statale “Jonica”; la realizzazione di nuove tratte interne alla Sicilia; l’estensione dell’alta capacità (se non dell’alta velocità) nel tratto ferroviario Salerno- Reggio Calabria-Palermo-Catania; il nuovo asse ferroviario Napoli- Bari; infine, il ponte sullo Stretto.

Secondo Svimez, ci sono alcune aree che mostrano potenzialità di sviluppo come filiere territoriali logistiche rivolte “all’internazionalizzazione delle produzioni ed alla maggiore apertura ai mercati esteri”: area vasta dell’Abruzzo meridionale; area vasta del basso Lazio e dell’alto Casertano; area vasta Torrese-Stabiese; area vasta pugliese Bari-Taranto-Brindisi; area vasta della Piana di Sibari; area vasta Catanese (Sicilia orientale); area vasta della Sardegna settentrionale.

 

di Flavio Bini, da la Repubblica, “Economia e Finanza”

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PARCO DEL POLLINO, la fauna

CENTRO SOCIALE

ORSOMARSO

DOCUMENTARIO

CONOSCIAMO LA FAUNA DEL PARCO DEL POLLINO

GLI UCCELLI

SABATO 6 ottobre 012, ore 18

SIETE TUTTI INVITATI

Graditissima la partecipazione dei bambini

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L’ altro volto di Wojtyla – Ferruccio Pinotti

 

Materiale per la discussione.

Ciascuno avrà modo di contribuire a rendere più solide le proprie opinioni, utilizzando e valutando in modo personale quando viene detto nel video

 

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CHIESA CATTOLICA TEDESCA: niente sacramenti senza l’8 per 1000

 

 

Chi non versa l’8 per mille alla Chiesa non è più cattolico e non puo’ avere accesso ai sacramenti, compreso il funerale religioso: è la dura presa di posizione assunta dalla Conferenza episcopale della Germania con l’avallo del Vaticano in risposta alla fuga dei cattolici tedeschi dal pagamento del contributo.

 

A partire da lunedì prossimo chiunque dichiarerà la sua uscita dalla comunita’ ecclesiastica di appartenenza, risparmiandosi così il pagamento dell’8 per mille, si porrà al di fuori della Chiesa cattolica. Nel documento reso noto a Berlino si sottolinea che l’uscita formale dalla Chiesa costituisce “una grave mancanza nei riguardi della comunità ecclesiale”. “Chi per qualunque motivo dichiara davanti all’autorità civile la propria uscita dalla Chiesa”, e’ scritto nel documento, “viene meno all’obbligo di appartenenza alla comunità ecclesiastica e a quello di consentire alla Chiesa con il suo contributo finanziario di assolvere alle proprie mansioni”.

Chi non paga l’8 per mille non verrà più considerato cattolico e non potrà dunque più avere accesso ai sacramenti, come la confessione, l’eucarestia, ne’ potra’ piu’ essere padrino di battesimo. In caso di morte, poi, gli verra’ negato il funerale religioso, anche se non verra’ automaticamente scomunicato. Con questa misura la Chiesa cattolica cerca di arginare il crescente rifiuto di contribuire al suo sostentamento, ai quali basta una semplice dichiarazione alla cancelleria di un tribunale per essere esentati dal pagamento.
Negli ultimi tempi il fenomeno ha assunto grazie alla crisi una dimensione sempre piu’ considerevole, anche per i credenti di fede evangelica, che per risparmiare decidono di uscire dalla Chiesa di appartenenza. Finora le conseguenze sul piano ecclesiastico erano praticamente nulle, mentre adesso chi esce si vedra’ rifiutare ogni tipo di sacramento. Dal 1990 in poi oltre 100mila tedeschi all’anno hanno voltato le spalle alla Chiesa cattolica, mentre nel 2011 e’ stato toccato il record di 126.488 autoesclusioni. Per tentare di arginare il fenomeno la Chiesa cattolica intende agire in futuro anche in maniera attiva, inviando a chiunque ha dichiarato al tribunale la propria uscita una lettera di invito a parlarne con il proprio parroco. Nel colloquio si cerchera’ di convincere l’eventuale pecorella smarrita a ripensarci e a tornare all’ovile.
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