Archivi del mese: dicembre 2012

Parlamentarie Pd, in Calabria Bindi “vince” ma Gori bocciato nella sua Bergamo

Sorpresa in Piemonte per l’affermazione di una consigliera comunale di 28 anni, a Torino bene l’ex ministro Damiano. E questa mattina per tutti sono arrivati gli auguri del sindaco di Firenze Matteo Renzi. “Vado a votare alle primarie parlamentari del Pd e faccio un grande in bocca al lupo a tutti i candidati che si sono messi in gioco”

Rosy Bindi sì, Giorgio Gori no. Tra i primi risultati delle Parlamentarie del Pd arrivano conferme e sorprese. E’ un’affermazione quella dell’ex ministro della Salute; l’ex vice presidente della Camera, toscana di origine, si è presentata a Reggio Calabria. Ha perso nel suo territorio invece Gori: è uscito sconfitto a Bergamo. La prima giornata di primarie per scegliere i candidati del centrosinistra si è chiusa ieri: si è votato in Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna. Oggi si voterà nelle altre 11. Tra i big in competizione oggi, Anna Finocchiaro candidata a Taranto. E questa mattina per tutti sono arrivati gli auguri del sindaco di Firenze Matteo Renzi. ”Vado a votare alle primarie parlamentari del Pd e faccio un grande in bocca al lupo a tutti i candidati che si sono messi in gioco”. Intanto, probabilmente nel “listino Bersani”, ci sarà anche il vice direttore del Corriere della Sera Massimo Mucchetti come candidato alle prossime elezioni politiche con il Pd.

Gori solo quarto a Bergamo, potrebbe essere ripescato. Come tutti gli altri candidati, Gori sarà comunque in lista per le politiche ma in una posizione che rispecchierà l’ordine di preferenze ottenute alle primarie e dunque fortemente a rischio. Senza contare che prima di lui andranno anche i candidati scelti nel listino bloccato di Pier Luigi Bersani. Gori si è piazzato quarto con 2.252 voti. Prima Elena Carnevali, capogruppo del Pd in Comune, che ha ottenuto 6.149 preferenze, cioè il 31,18% dei voti. Secondo si è classificato il deputato Giovanni Sanga con 4.037 voti (20,47%), terzo Giuseppe Guerini con 3.172 preferenze (16,09%). “Non mi è facilissimo commentare i risultati delle primarie – dichiara lo spin doctor di Renzi – In queste ore ricevo messaggi di ogni tipo: felicitazione, complimenti, consolazione, invito a non mollare. Il quarto posto in effetti non garantisce un posizionamento blindato nella lista per il Parlamento né in alcun modo preclude la possibilità di essere tra gli eletti. Dipende da come andrà il Pd alle elezioni del 24 febbraio. Se andrà bene alla Camera; se vincerà sia alla Camera che al Senato (in questo caso in Lombardia). Da questo dipenderà il numero dei parlamentari bergamaschi (che furono tre nella passata legislatura, dopo la sconfitta del 2008). Niente è compromesso, dunque, anzi”. Cerca di trovare una spiegazione al risultato: “Tre su quattro non sono tornati ai seggi, sfiancati da questa continua chiamata, distratti dalle vacanze di Natale, delusi per il risultato di quella prima consultazione. Ed è chiaro che se la platea si restringe, il peso del partito, dell’organizzazione dei circoli, si fa decisivo. Già lo era stato nello scontro Renzi-Bersani, figuriamoci questa volta”. E ancora: “Non sono stato capace – riconosce Gori – nonostante il generoso impegno dei volontari dei comitati, di richiamare ai seggi un sufficiente numero dei bergamaschi che avevano votato per Matteo Renzi, non sono stato abbastanza efficace nel far capire loro che questa era l’occasione per dare concretezza alla speranza di cambiamento che insieme avevamo coltivato. Molti di loro mi hanno manifestato delusione, nelle scorse settimane, verso un partito che sembra incapace di cambiare”.

A Milano bene ex ministro Pollastrini. E’ l’ex ministro Barbara Pollastrini la candidata alle primarie del Pd più votata a Milano e provincia. L’ex ministro ha avuto 4527 voti. E’ una donna anche la seconda nella lista ed è Lia Quartapelle con 4344 voti. Più bassi i consensi raccolti dai candidati uomini: Matteo Mauri ha avuto 3921 voti, Franco Mirabelli 3747, Emanuele Fiano 3739, Francesco Laforgia 3694. I votanti sono stati 33815. Pippo Civati, consigliere regionale, vince le primarie del Pd per le candidature in parlamento nella provincia di Monza-Brianza con 5503 preferenze.

In Calabria vince la Bindi e nel cosentino trionfano due donne. Rosi Bindi ha ottenuto 7527 voti arrivando dietro al consigliere regionale Demetrio Battaglia che ne ha ottenuti 8.362. Gli elettori sono stati 12628. A Cosenza, dove hanno votato 26.491 persone, due donne ai primi tre posti.  Al primo posto si è piazzata Enza Bruno Bossio, componente la direzione nazionale del Pd, con 10679 preferenze che ne fanno il candidato in assoluto più votato in tutta la Calabria.

In Piemonte bene ex ministro Damiano e la sorpresa di una 28 enne. La bassa affluenza premia, a Torino e provincia, i candidati del territorio. A un terzo dello spoglio (ieri sera, ndr), in testa alle preferenze si piazzano la segretaria provinciale del partito, Paola Bragantini, e l’assessore provinciale all’Istruzione, Umberto D’Ottavio. Bene, a sorpresa, Francesca Bonomo, appena 28 anni, consigliera comunale di Barbania e animatrice parrocchiale. Tra i parlamentari uscenti si salvano, al momento, l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, Stefano Esposito e Anna Rossomando. Male, invece, Magda Neri e Pietro Marcenaro, che rischiano ormai di dire addio a Roma. Damiano è stato il più votato a Torino, ma dopo di lui sono tre donne ad avere trionfato. “E’ mancato il voto d’opinione – commenta il segretario piemontese del Pd, Gianfranco Morgando – mentre si registra un fenomeno di territorializzazione del partito, che ha penalizzato quei parlamentari che, negli ultimi cinque anni, si sono occupati di tematiche nazionali”.

Il voto in Campania: Avellino, Benevento, Caserta e Salerno. In provincia di Benevento, dove hanno votato in 15.120 persone, netta affermazione alle primarie del Pd del capogruppo in Consiglio regionale, Umberto Del Basso De Caro, che ottiene oltre 12mila preferenze pari al 46% dei voti. Il deputato uscente Fulvio Bonavitacola, ritenuto vicino al sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, è il vincitore delle primarie nel Salernitano. E’ il deputato uscente Nicodemo Oliverio il più votato alle primarie del Pd del crotonese per la scelta dei candidati al Parlamento. Oliverio ha ottenuto 8.257 preferenze sugli 8.547 voti validi. Il secondo candidato, Serafina Demme, ha ottenuto 2.645 voti ed il terzo, Marianna Caligiuri, 2.076. Ad Avellino netta riconferma, anche se i dati sono ancora parziali, per il senatore uscente Vincenzo De Luca; appare lontano da un posto utile per l’elezione Giuseppe Galasso, il sindaco di Avellino che si era dimesso con un anno di anticipo per candidarsi al Parlamento. Un nuovo conteggio delle schede dei votanti è in corso a Caserta. Le operazioni sono state sollecitate dai rappresentanti dei candidati visto l’esiguo numero di voti di scarto esistenti per l’ultimo posto utile.

In Liguria: molte conferme e qualche novità, tra cui la consigliera che aveva denunciato infiltrazioni mafiose. Hanno votato oltre 30mila persone. A Genova, tra i vincitori, Mario Tullo (4526 voti) e la senatrice uscente Roberta Pinotti (3043 voti). A Savona si è affermata l’ex segretaria generale della Cgil, Anna Giacobbe, seguita dall’ex vicesindaco di Albenga, Franco Vazio. A La Spezia ha ottenuto il maggior numero di voti Andrea Orlando, responsabile nazionale Giustizia del Pd, che potrebbe finire capolista su indicazione nazionale, lasciando quindi il posto al secondo in lista, il sindaco di Sarzana Massimo Caleo. A Imperia ha trionfato Donatella Albano, ex consigliera comunale di Bordighera, che per prima denunciò le infiltrazioni della criminalità organizzata nell’amministrazione, poi sciolta nel marzo del 2011.

In Molise affluenza bassa. Sono stati 4278 gli elettori, meno della metà rispetto alle primarie delle settimane scorse. In provincia di Campobasso netta affermazione dell’ex parlamentare Roberto Ruta, con 1355 voti. I votanti in tutta la provincia sono stati 2.700. In provincia di Isernia il segretario regionale del Pd, Danilo Leva, ha ottenuto 1.254 voti e complessivamente i votanti sono stati 1578.

Umbria: Gianpiero Bocci è stato nettamente il più votato alle primarie Pd a Perugia. Il deputato uscente, ex Margherita, ha avuto 6933 voti. Al secondo posto Giampiero Giulietti con 5687 voti. Dubbi restano per il terzo e quarto posto e sono in corso ancora verifiche.  Secondo i dati ufficiosi, terza è Anna Ascani con 5464 voti, solo 25 in più di Valeria Cardinali che ne ha 5439.

A Terlizzi deputato Grassi segnala anomalie. A Terlizzi comune della provincia di Bari dove peraltro è nato e risiede il governatore della Puglia Nichi Vendola, la segreteria della locale sezione Pd “sta negando ai tesserati 2011 di votare” alle primarie per la scelta dei candidati al Parlamento. Lo segnala in una nota il deputato del Pd Gero Grassi, il quale riferisce di aver informato i dirigenti del partito ai vari livelli e che del caso si sta occupando il responsabile nazionale organizzativo del Pd, Nicola Stumpo.

In Veneto nessuna coda e bassa affluenza. Nessuna coda e affluenza ancora bassa, com’era nelle previsioni, ai 600 seggi aperti in Veneto per le primarie dei parlamentari del Pd. I primi dati provenienti dalle città danno un’affluenza media intorno al 10%, verso le 11 del mattino, che in proiezione potrebbe portare a un numero di votanti non superiore ai 60-70 mila. La direzione regionale del partito – ha osservato il segretario Rosanna Filippin – considererebbe un risultato già buono un’affluenza del 20% rispetto ai 190mila votanti del primo turno di primarie per il segretario, ‘ottimo’ un dato intorno al 30%. In Veneto sono 64 i candidati che si presentano per le primarie parlamentari.

Da ilfattoquotidiano.it

Foto gadlerner.it

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Suora mamma lascia i voti e rivuole sua figlia, la bimba concepita con un prete.

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La bimba, data alla luce un anno fa, era stata data in affido. La religiosa ora vuole occuparsene

08:14 – Una suora rinuncia ai voti e vuole dare battaglia legale per riavere la figlia data in affido un anno fa. Accade ad Ancona, dove la donna concepì la bimba con un prete che non ha mai voluto riconoscere la figlia. Secondo quanto raccontato da “Il Giorno”, la religiosa, superato il trauma di quanto accaduto ha deciso di abbandonare i voti e affidarsi ai legali per riavere la figlia che nel frattempo era stata affidata a una coppia del Maceratese.
Una storia dai risvolti anche drammatici, rimasta coperta per quasi dieci mesi e ora divenuta pubblica anche se i contorni di tutta la vicenda restano per molti versi oscuri. I legali della donna tendono a mantenere il riserbo in vista della conclusione dell’iter giudiziario.La bimba è stata concepita e messa alla luce nelle Marche. La religiosa, di origine africana, rimane incinta dopo un rapporto con un prete. Il sacerdote non vuole riconoscere la figlia e la suora, sotto shock, decide di darla in affido. Quello che non è chiaro ancora è se il rapporto fu consenziente o meno e se la gravidanza cercata. Fatto sta che, una volta elaborato il suo dramma personale, la donna ha chiesto di riconoscere la bimba e di potersene curare, disposta anche a rinunciare ai voti pur di farlo.

In un primo momento il tribunale per i minori di Ancona accoglie la richiesta della madre naturale. Lei nel frattempo ha trovato un lavoro ed è stata dichiarata, al termine di una lunga istruttoria, idonea a fare la madre. Ma tutto viene ribaltato dalla sentenza della Corte di Appello. Sollevando un’eccezione di merito, infatti, la Corte blocca tutto negando alla madre di incontrare la figlia. La coppia del Maceratese, che nel frattempo aveva avuto in affido la bambina, torna così a sperare di poterla adottare.

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Origine del Natale

 

Senza nulla togliere al valore religioso della festa, in questo breve articolo cercheremo di approfondire la vera origine del Natale. Il 21 dicembre ha rappresentato fin dai tempi antichi una data speciale del calendario: il solstizio di inverno. Dopo il giorno del solstizio di inverno le giornate tornano a diventare più lunghe e soleggiate. E’ quindi l’inversione stagionale che piano piano porta verso la primavera. Quasi tutte le culture antiche festeggiano questo evento. Vediamo il perché. Tutte le attività umane (caccia, pastorizia e agricoltura) erano legate alla fine dell’inverno e all’alternarsi delle stagioni. Nei mesi più freddi le persone si rintanavano al chiuso, consumando il cibo accumulato durante l’anno nella speranza che bastasse. Oltrepassare metà inverno era quindi motivo di festeggiamento e di speranza di sopravvivenza. La festa del solstizio cade nel periodo dal 21 al 24 dicembre per un semplice motivo astronomico, in questa fase agli occhi di un osservatore o di un astronomo il sole appare fermo all’orizzonte, per poi invertire la rotta e riprendere il suo moto verso la primavera a partire dal 25 dicembre. Da questa origine deriva anche la festa del 25 dicembre nell’antica Roma in cui veniva festeggiato il dio Mitra, una divinità iranica del Sole di 3600 anni fa, molto seguita tra i soldati e tra le popolazioni dei territori di confine. La festa del sole aveva la caratteristica di accomunare le religioni delle diverse popolazioni europee sotto il vasto impero romano, quasi tutte celebravano nel 25 dicembre il solstizio d’inverno. La festa era molto simile alle attuali celebrazioni del natale cristiano, con riti collettivi e feste familiari. Una sorta di natale ‘pagano’. Nel 273 d.C. l’imperatore Aureliano prese atto dell’importanza e del carattere unificante della festa, decretandone la sua istituzionalizzazione come “Natalis Solis Invicti” nell’ottavo giorno prima del capodanno. Ovvero il 25 dicembre. La festa cadde nell’oblio con l’espansione del Cristianesimo. Alcuni storici ipotizzano che la scelta di festeggiare il natale cristiano proprio nello stesso giorno del precedente natale ‘pagano’ sia nata dall’esigenza politica dei primi dirigenti imperiali paleocristiani (post Costantino) per favorire l’espansione del cristianesimo utilizzando le ricorrenze dei riti pagani, già conosciute e diffuse nella popolazione. Pian piano le festività e i luoghi di culto pagani furono dimenticati, rimpiazzati da celebrazioni simili in chiave cristiana. Anche gli stessi luoghi di culto, i ‘mitrei’, si trasformarono lentamente nelle prime chiese cristiane. In tutto questo il Natale non ha tuttavia mai smesso di perdere il suo fascino e conquistare il cuore delle persone che, seppure con motivi diversi, si ritrovano a festeggiare il solstizio di inverno. In un certo senso… a festeggiare la vita che continua, anno dopo anno.

Da okpedia.it

Foto sfondinatale.it

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REGALIAMO LIBRI

In un anno segnato dall’ormai stranota trilogia porno-erotica di  E.L. James, sembra – purtroppo – inevitabile che anche il Natale sia sfumato di rosso. Nelle ultime settimane, in occasione delle strenne, sono arrivati in libreria diversi surrogati, in tutte le varianti possibili, della fortunata opera della scrittrice-casalinga inglese.

 

Curiosi gli ultimi dati in proposito: nel 2011, prima dell’uscita in Italia di Cinquanta sfumature di grigio di E.L. James, le storie erotiche, o porno soft, valevano lo 0,15% delle vendite di narrativa. Cioè poco, o niente. A ottobre 2012 si è passati al 4,27%: più dell’intero mercato dell’ebook nel nostro Paese. E’ vero: negli anni scorsi il genere aveva conosciuto alcuni casi letterari capaci di agitare le classifiche dei libri più venduti, da Le età di Lulù di Almudena Grandes a 100 colpi di spazzola di Melissa P. ma oggi è una vera moda.

 

Al libro di E.L. James si aggiungono nuove collane, nuovi titoli, nuovi autori: uno sdoganamento del genere che trova ora un suo spazio narrativo e di consumo parecchio ampio. E così, per i regali di Natale, volendo, possiamo  fornirci da un intero scaffale a tema, a partire dal nuovo libro-culto, il Diario di una sottomessa di Sophie Morgan (uno pseudonimo) uscito in Italia per Bompiani e che racconta le esperienze senza tabù di una trentenne inglese, giornalista, sicura di sé, indipendente. Almeno fuori dalle lenzuola.
Sotto l’albero, però,  se si è fortunati, si può trovare anche dell’altro… Ad esempio, archiviata la saga di Harry Potter, ecco il primo libro senza maghi&magie di J.K. Rowling,Il seggio vacante (stesso editore italiano, però: Salani), un  romanzo per adulti, ma non vietato ai minori…, in cui la scrittrice super bestseller sorprende con una storia con temi forti, dall’abuso di minori alla tossicodipendenza, ambientata nell’immaginario paesino di Pagford.  In Gran Bretagna, dove il libro è uscito il 27 settembre, la Rowling ha avuto un trattamento da rockstar anche se dagli Usa non sono mancate le critiche al vetriolo della celebre e terribile Michiko Kakutani del New York Times. L’Italia, visto il seguito della Rowling, c’è da scommettere che farà del romanzo una super strenna.
Un titolo perfetto per un Natale di classe, invece, per uomini (e donne) che sanno stare al mondo, visto anche che il 2012 è stato il cinquantenario di James Bond, creato da Ian Fleming nel 1952, è il celebre Vivi e lascia morire, che Adelphi riporta in libreria in una nuova veste editoriale, molto sciccosa, nella collana che raccoglie tutte le avventure dello 007 più famoso del cinema, e della letteratura. Una curiosità: Vivi e lascia morire fu scritto all’inizio del 1953, cioè nelle settimane precedenti all’uscita in libreria di Casino Royale, seguendo il consiglio dell’amico Michael Arlen, che gli disse: “Scrivine un altro senza aspettare che i critici facciano a pezzi il primo”. Come dire: mai fidarsi degli amici.
Poi un altro titolo-culto. Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien: perfetto per essere letto, riletto e regalato in concomitanza con l’uscita nelle sale del film ispirato al romanzo. In più, per gli amanti del genere fantastico (ed epico), sono arrivati in libreria una serie di riedizioni, volumi fotografici e celebrativi dell’universo-Tolkien, tra le quali spicca – questo sì che è un regalo coi fiocchi – il meraviglioso libro illustrato L’ arte dello Hobbit (Bompiani) con i disegni originali che lo stesso Tolkien realizzò mentre stava scrivendo il romanzo, oltre a una serie bozzetti, dipinti, mappe e piantine che danno vita all’universo fantastico della Terra di Mezzo.
Infine, per stare ai classici, un vecchio titolo dimenticato, di una scrittrice dimenticata, eppure eccellente vista la ricorrenza: Il libro di Natale (Iperborea) di Selma Lagerlöf, una maestra elementare svedese che vinse il Nobel nel 1909: otto magistrali racconti, fatati e fiabeschi, che ci insegnano che c’è sempre un destino diverso che aspetta chi lo vuole cercare. Anche in un libro regalato a Natale.

Da libreriamo.it

Foto portalegiovani.comune.re.it

 

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LE PIANTE MEDICINALI

Le piante sono state le prime medicine comparse sulla terra, le uniche usate dai nostri antenati ed hanno rappresentato e rappresentano tuttora il primo grande laboratorio vegetale che esiste sulla terra: la medicina della natura.

La rubrica si occupa delle piante e delle erbe medicinali vale a dire di quelle piante ed erbe che contengono sostanze particolari che possono aiutare l’uomo a vivere meglio.

Le erbe o piante medicinali sono anche chiamate officinali, intendendo con questo nome tutte quelle piante o erbe che possono essere usate a scopo fitoterapico, liquoristico, profumiero e cosmetico. Il termine erbe officinali deriva da “officina”, così nel medioevo era chiamato il laboratorio farmaceutico dove lavorava lo speziale (l’attuale farmacista) che oltre a preparare i farmaci, li vendeva.

Una singola pianta o erba medicinale era chiamata semplici e rappresentavano un “medicamentum simplex” mentre un “medicamentum compositum” si otteneva associando più semplici. Le persone che raccoglievano e vendevano i semplici era i semplicisti e le persone che insegnavano tali materie erano chiamati Lettori dei semplici. E’ anche curioso il fatto che quelli che oggi si chiamano orti botanici, a quel tempo venivano chiamatiGiardini o orti dei semplici.

Nell’uso della medicina della natura occorre sempre tenere presente che le erbe spesso hanno proprietà molto potenti e devono essere utilizzate con prudenza e soprattutto sotto controllo di personale qualificato.

Da elicriso.it

foto reengalletti.blogspot.com

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UN LIBRO PER AMICO – In Calabria, tra storia e costume

 

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Il libro e’ un’antologia di 50 articoli giornalistici, alcuni comparsi negli ultimi anni sulla terza pagina culturale de “La Gazzetta del Sud”, altri inediti; ma e’ piu’ opportuno definirli brevi saggi o brevi monografie sulla Calabria. La Regione e’ attraversata nella sua attualita’, nella sua storia, nei suoi fenomeni di costume, nei suoi travagli e contraddizioni, nelle sue speranze e prospettive.Ogni articolo o saggio o monografia, pur nella sua impostazione concisa, ha una trattazione compiuta e autosufficiente. Cio’ nonostante, ognuno di essi e’ come una piccola tessera, che, in sinergia con le altre, concorre a costituire il mosaico di uno scenario piu’ vasto: il collante, il tessuto connettivo, che tiene insieme in un’unita’ organica i molteplici e variegati tasselli, e’ la Calabria. L’esplorazione della Regione avviene con la metodologia del piccolo saggio, della breve monografia, del compendio stringato dell’approccio sintetico, dell’offrire di molto un po’ o un po’ di molto, dello stimolo ad approfondire, di piu’ e meglio, in tempi successivi. L’esplorazione ha, percio’, un taglio giornalistico e divulgativo, che rifiuta metodologicamente la trattazione specialistica riservata a pochi eletti e, viceversa, preferisce raggiungere in modo diretto il grande pubblico, quanti vogliono sapere e conoscere, quanti sentono il bisogno di un primo, semplice, facile, propedeutico e scientificamente valido approccio ad alcuni grandi temi culturali della Calabria. Il libro traccia un interessante itinerario tematico, una carta tematica culturale della Calabria. Utile soprattutto per quanti mossi da interessi diversi sentono l’esigenza di conoscerla attraverso informazioni chiare, concise, di facile accesso. Il libro da’ visibilita’ e divulgazione ai protagonisti, ai deuteragonisti, ai comprimari e personaggi poco noti, altrimenti destinati agli specialisti o alla dimenticanza, ai movimenti religiosi, quindi anche agli autori, storici e scrittori, e a libri anch’essi destinati alla chiusura nell’enclave di amici, estimatori, biblioteche personali. Nell’opera viene data, inoltre, visibilita’ e divulgazione a fatti ed avvenimenti storici, a famosi e preziosi documenti e a luoghi emblematici della memoria storica collettiva calabrese. Un libro di gradevole e piacevole lettura, semplice e chiaro, da leggere tutto di un fiato, da tenere a portata di mano per consultazione, da meditare in alcuni suoi passaggi forti e coinvolgenti.

 

Autore: Renzo Luigi 
Cod. ISBN 978-88-95834-03-0
pp. 0 – € 12,50

Da    http://www.ferrarieditore.it

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TREVISAN: il nonviolento fedele a Capitini, don Milani, Langer ha rappresentato un punto di riferimento per gli obiettori alla leva e poi per i volontari del servizio civile attuale.

Giusto alla vigilia del “compleanno” della legge 772, all’unanimità il consiglio comunale ha proclamato Alberto Trevisan cittadino onorario di Padova. Una delibera che ha avuto bisogno di un paio d’anni di “metabolismo” all’interno della maggioranza di centrosinistra. Ma alla fine conta soltanto il risultato: «Sono davvero felice: Alberto se lo meritava perché è una figura straordinaria. E sono orgogliosa che possa rappresentare Padova nel mondo come testimone della cittadinanza attiva, capace di non mettersi in riga ma di non tradire mai i diritti fondamentali» commenta Daniela Ruffini, presidente del consiglio comunale subito dopo l’approvazione. La proposta di mettere fino in fondo in Comune l’esperienza di Trevisan era scaturita da monsignor Giovanni Nervo (“inventore” della Caritas) e dall’avvocato Paolo Berti che ha difeso il pioniere dell’obiezione di coscienza fin dal primo arresto. Così, a 40 anni di distanza, Padova ritorna ad essere «capitale» di una sorta di civitas più che alternativa al terzo settore della sussidiarietà che oggi va tanto di moda. Ma soprattutto offre il pretesto di rileggere la storia di Alberto: non ha esitato a disubbidire alla cartolina precetto, pagando con il carcere militare la scelta di non vestire la divisa, non imbracciare le armi, non «servire» la guerra. Con la sua coerente testimonianza, Trevisan ha poi «contaminato» fabbriche e sindacato, scuole e università, municipi e operatori sociali. Un’intera vita senza piegare la testa ai compromessi né alle facili scorciatoie. Il nonviolento fedele a Capitini, don Milani, Langer ha rappresentato un punto di riferimento per gli obiettori alla leva e poi per i volontari del servizio civile attuale. Ho spezzato il mio fucile riassume la storia di una persona straordinaria, speciale, inimitabile. Così, insieme a Trevisan, si soffia più volentieri sulle candeline della legge 772, datata 15 dicembre 1972 e “archiviata” nel 2004 insieme alla leva obbligatoria.

Ernesto Milanesi

Da ilmanifesto.it

Foto reocities.com

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