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I SOLITI IGNOTI

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OSPEDALE DI PRAIA, RICONVERSIONE O CHIUSURA?

In un’affollata assemblea, offuscata solo dall’assenza degli amministratori comunali e dei rappresentanti delle varie forze politiche locali, i numerosi cittadini intervenuti, all’unisono hanno manifestato il loro disappunto per la chiusura dell’Ospedale di Praia, stigmatizzando in particolare la incapacità della classe politica, di destra e di sinistra, di mediare una soluzione che non vedesse la morte del nosocomio praiese.

Tutta la vicenda fa riflettere, perché rivela per l’ennesima volta  il modo maldestro con cui viene gestita da troppi anni, da governi  di destra e di sinistra, la cosa pubblica in Calabria. Si coprono truffe, sprechi disservizi , si accettano o si creano enti di dubbia utilità che con i loro consigli di amministrazione dissanguano le casse della regione e poi si negano diritti elementari ai cittadini.

Scrive Nino Amadore: ”Altro che verminaio, l’ASL (poi divenuta  ASP) dell’area reggina si è dimostrata una fogna a cielo aperto, una cloaca di disonestà e un centro di malaffare. Come testimoniano le dichiarazioni di uno dei tre commissari insediati ai vertici dell’azienda sin dal 2008. … “Abbiamo ereditato un contenzioso enorme. … La crescita d’interessi e di spese legali negli anni, oltre a gonfiare le uscite a dismisura, rendeva sempre più ardue e incerte  ricognizione e quantificazione degli impegni economici. Parliamo di richieste di decine di milioni”. (…)  Il Governatore della Calabria in quell’audizione ha ricordato “che c’erano ASL, distanti pochi km l’una dall’atra che per acquisti identici pagavano prezzi incredibilmente diversi fra loro   (…): nell’ASL  reggina, una confezione di cerotti, del costo di non più di 40 euro, era stata pagata 3.358 euro, una cosa indecente”.(LA CALABRIA SOTTO SOPRA – Rubbettino, pp. 45-47)

Una cosa indecente, diceva Loiero alla Commissione d’inchiesta. Noi siamo d’accordo con lui.

Lo sappiamo: la sanità calabrese è malata. Ma allora prima di “tagliare” l’ospedale di Praia forse si doveva e si poteva tagliare altro, molto altro. Invece si è proceduto ancora una volta in funzione d’interessi  politici non trasparenti.  Ancora una volta le scelte  sono avvenute non in funzione di risposte positive da dare ai cittadini,  ma secondo logiche di parte, di collegi elettorali da “coltivare” o da punire, di zone protette da politici “forti” e di zone “deboli”,  come la nostra.

Ciò che più lascia l’amaro in bocca è stata, comunque, la constatazione che la protesta di tutta la popolazione dell’Alto Tirreno non ha trovato una rappresentanza politica adeguata. A parte le poche sparate propagandistiche, nessun partito ha sentito il bisogno d’incontrare le comunità interessate, di ascoltare le loro ragioni, di farsene interprete, di portare il malessere di questo territorio dentro il governo regionale.

Quel manifesto che annunciava il “decesso”  dell’ospedale di Praia segna una sconfitta di tutti noi,  è una ferita che sanguina.

Ciò nonostante la partita non può ritenersi chiusa. L’esperienza di Scanzano Jonico dimostra che anche i provvedimenti adottati possono essere modificati.

Pertanto il CENTRO SOCIALE di Orsomarso intende promuovere un incontro con tutti i vari Comitati sorti spontaneamente sul territorio, per organizzare azioni di protesta le più varie e le più efficaci.

La raccolta delle tessere elettorali da sola non basta. Bisogna trovare gli strumenti per incidere sul governo regionale. Bisogna trasformare il disagio cosciente di pochi in protesta vigorosa e rumorosa  di tutti. Bisogna inchiodare gli uomini politici locali e regionali alle loro responsabilità. Bisogna che cambi il nostro rapporto con la politica: basta firmare cambiali in bianco. Dagli uomini politici che vengono a chiederci il voto dobbiamo pretendere correttezza, competenza, senso del bene comune. Dobbiamo pretendere rispetto per i nostri diritti e la salute è uno di quelli  più importanti.

Solo così possiamo coltivare la speranza di riaprire l’ospedale di Praia.

Centro Sociale Orsomarso – Aprile 2012

 

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