Archivi del mese: settembre 2012

COSI’ E’ (se vi pare…)

Libertà religiosa o libertà dei cristiani?

Tra gli slogan del lnguaggio “politicamente corretto” c’è il termine di libertà religiosa, usato talvolta impropriamente dai cattolici anche come sinonimo di libertà della Chiesa o libertà dei cristiani. Si tratta in realtà di termini e concetti diversi, su cui è opportuno far chiarezza. L’equivoco, presente nella dichiarazione conciliare Dignitatis Humanae  (1965), nasce dalla mancata distinzione tra il foro interno, che è l’ambito della coscienza personale, e il foro esterno, che è l’ambito pubblico, ovvero la professione e la propagazione pubblica delle proprie convinzioni religiose.
La Chiesa, con Gregorio XVI nella Mirari Vos (1836), con Pio IX nel Sillabo e nellaQuanta Cura (1864), ma anche con Leone XIII nella Immortale Dei (1885) e nellaLibertas (1888), insegna che:
1)      Nessuno può essere costretto a credere, in foro interno, perché la fede è una scelta intima della coscienza dell’uomo.
2)      L’uomo non ha diritto alla libertà religiosa in foro esterno, ovvero alla libertà di poter professare e propagare qualsiasi religione, perché solo la verità e il bene e non il male e l’errore hanno diritti.
3)      Il culto pubblico delle false religioni può eventualmente essere tollerato dai poteri civili in vista di un bene più grande da ottenersi o di un male maggiore da evitarsi, però per se stesso può essere represso anche con la forza se necessario. Ma il diritto alla tolleranza è una contraddizione perché, come è evidente anche dal termine, ciò che si tollera non è mai il bene, è sempre e soltanto il male. Nella vita sociale delle nazioni l’errore può essere tollerato come un fatto, mai ammesso come un diritto. L’errore «non ha oggettivamente alcun diritto né all’esistenza, né alla propaganda, né all’azione» (Pio XII, DiscorsoCi Riesce, 1953).
Inoltre, il diritto ad essere immune da coercizione, ovvero il fatto che la Chiesa non impone la fede cattolica a nessuno, ma esige la libertà dell’atto di fede, non nasce da un presunto diritto naturale alla libertà religiosa, ossia da un presunto diritto naturale a credere in qualsiasi religione, ma si fonda sul fatto che la religione cattolica, l’unica vera, deve essere abbracciata in piena libertà e senza nessuna costrizione. La libertà del credente si fonda sulla verità creduta e non sulla autodeterminazione dell’individuo.
Il cattolico e solo il cattolico ha il diritto naturale a professare e praticare la sua religione e lo ha perché la sua religione è vera. Ciò significa che nessun altro credente al di fuori del cattolico ha il diritto naturale a professare la sua religione. La controprova è data dal fatto che non esistono diritti senza doveri e viceversa. La legge naturale, compendiata dai 10 comandamenti, si esprime in maniera prescrittiva, ovvero impone dei doveri da cui nascono dei diritti. Ad esempio dal Comandamento «Non uccidere l’innocente» nasce il diritto dell’innocente alla vita. Il rifiuto dell’aborto è una prescrizione di diritto naturale che prescinde dalla religione di chi ad essa si conforma. E ciò vale per i sette Comandamenti della Seconda Tavola. Paragonare il diritto alla libertà religiosa, al diritto al vita, considerandoli entrambi diritti naturali, è però privo di senso.
I primi tre comandamenti del decalogo infatti non si riferiscono a qualsiasi divinità ma solo al Dio del Vecchio e del Nuovo Testamento. Dal Primo Comandamento che impone di adorare l’unico vero Dio nasce il diritto e il dovere a professare non qualsiasi religione, ma l’unica religione vera. E ciò vale sia per il singolo che per lo Stato. Lo Stato, come ogni singolo individuo, ha il dovere di professare la vera religione anche perché non esiste un fine dello Stato diverso da quello dell’individuo.
La ragione per cui lo Stato non può costringere nessuno a credere non nasce dal principio della neutralità religiosa dello Stato, ma dal fatto che l’adesione alla verità deve essere pienamente libera.  Se l’individuo avesse il diritto a predicare e professare pubblicamente qualsiasi religione, lo Stato avrebbe il dovere della neutralità religiosa. Il che è stato ripetutamente condannato dalla Chiesa.
Per questo diciamo che l’uomo ha il diritto naturale non di professare qualsiasi religione, ma di professare quella vera. Solo se la libertà religiosa è intesa come libertà cristiana si potrà parlare di diritto ad essa.
C’è chi sostiene che oggi viviamo di fatto in una società pluralistica e secolarizzata, gi Stati cattolici sono scomparsi e l’Europa è un continente che ha voltato le spalle al cristianesimo. Il problema concreto è dunque quello dei cristiani perseguitati nel mondo, e non dello Stato cattolico. Nessuno lo nega, ma la constatazione di un fatto non equivale all’affermazione di un principio. Il cattolico deve desiderare con tutte le sue forze una società e uno Stato cattolico in cui Cristo regni, come spiega Pio XI nella enciclica Quas Primas (1925).
La distinzione tra la “tesi” (il principio) e “l’ipotesi” (la situazione concreta) è nota. Tanto più si è costretti a subire l’ipotesi, tanto più si deve cercare di far conoscere la tesi. Non rinunciamo dunque alla dottrina della Regalità sociale di Cristo: parliamo dei diritti di Gesù Cristo a regnare sulla società intera e del suo Regno come unica soluzione ai mali moderni. E invece di batterci per la libertà religiosa, che è l’equiparazione giuridica della vera religione con quelle false, lottiamo in difesa della libertà dei cristiani, oggi perseguitati dall’islam in Oriente e dalla dittatura del relativismo in Occidente.
(Roberto de Mattei)
“Corrispondenza Romana”
Editoriale di Roberto de Mattei
Fonte:
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VITTIMA O CARNEFICE? Occhio gente, occhio.

 

  • Renato Farina e Alessandro Sallusti

    I fatti

    • Il direttore del Giornale Alessandro Sallusti è stato condannato a 14 mesi di reclusione in Cassazione per reato di diffamazione nei confronti del giudice tutelare Giuseppe Cocilovo per un articolo uscito su Libero nel 2007 e firmato con uno pseudonimo (Dryfus), quando Sallusti dirigeva quel giornale.
    • Nel corso della puntata di Porta a Porta di ieri, Vittorio Feltri afferma pubblicamente che è Renato Farina l’autore del pezzo firmato Dreyfus per cui Sallusti è stato condannato per omissione di controllo, essendo lui il direttore del giornale che lo pubblicò.
    • Oggi Renato Farina (ora deputato del Pdl ma radiato dall’Ordine dei giornalisti anni fa per aver ammesso di aver lavorato con i Servizi segreti italiani fornendo informazioni e pubblicando notizie false in cambio di denaro), ha fatto la sua confessione alla Camera, ammettendo di aver scritto lui quell’articolo e chiedendo la grazia per il giornalista o la revisione del processo a suo carico e aggiungendo: “Chiedo umilmente scusa al magistrato Cocilovo: le notizie su cui si basa quel mio commento sono sbagliate”. Ma ha anche detto: “Non provo un senso di colpa e moralmente non mi sento responsabile della condanna di Sallusti. Se io avessi saputo per tempo e il magistrato me l’avesse chiesto avrei detto di averlo scritto io”.
    • Oggi pomeriggio il presidente Napolitano e il ministro della Giustizia Paola Severino, hanno espresso l’esigenza di modifiche normative in materia di diffamazione a mezzo stampa, non escludendo ricadute sul caso Sallusti.
    • Il provvidemento, per cui il direttore vuole dare le dimissioni dalla direzione del Giornale (rifiutate dall’editore del quotidiano Paolo Berlusconi), non significherà per Sallusti materialmente il carcere perché, essendo incensurato, avrà pena sospesa (il carcere ci sarà per lui solo in caso di una seconda condanna penale in cui si prevede un cumulo di pena).

    L’opinione

    • La condanna in penale sul reato di opinione è spregevole e nessuno deve andare in carcere per quello che pensa, e su questo non ci sono dubbi, ma per essere certa di quello che scrivo sono andata a vedere i motivi contenuti nell’articolo di Renato Farina – e che il direttore Sallusti non ha impedito di pubblicare – che hanno fatto decidere il giudice tutelare Cocilovo di ricorrere in penale. E scopro con orrore che, come dice il giornalista tedesco Michael Braun nel suo articolo “Libertà di diffamazione” apparso oggi su Internazionale online: “in veste di direttore, Sallusti si è reso complice di un reato grave, e che prima di assurgere al ruolo di martire ha vestito i panni dell’autore di un atto illecito”. Ma cosa avrà pubblicato Libero nel 2007 di così terribile? L’articolo di Farina parla di un fatto accaduto un po’ di anni fa e riguardante una situazione molto delicata in cui il giudice tutelare Cocilovo ha autorizzato una interruzione di gravidanza di una ragazza di 13 anni accompagnata dalla madre (e non dal padre, e per questo l’intervento del giudice tutelare) sulla cui vicenda non entro in merito per ovvi motivi. Il fatto è che Farina non descrive né dà una generica opinione e neanche ci ricama sopra, ma attacca frontalmente il diritto all’interruzione di gravidanza, trattando il corpo della minore come fosse un involucro contenente un qualcosa che non la riguarda, denigrando la capacità genitoriale di questi genitori, la professionalità del ginecologo e del giudice, per cui non solo sembra che la ragazzina sia stata forzata ad abortire contro la sua volontà ma si chiamano questi adulti “assassini” e si richiede a loro carico la pena di morte: altro che 14 mesi di reclusione! “Qui ora esagero. Ma prima domani di pentirmi, lo scrivo: se ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice. Quattro adulti contro due bambini. Uno assassinato, l’altro (l’altra, in realtà) costretto alla follia”. Farina inneggia platealmente al diritto alla vita e sempre e comunque in piena sintonia con le crociate antiabortiste fin troppo note a noi donne, ma non si arresta perché poi rincara dicendo, di noi, che “si resta madri anche se il figlio è morto”! (e tra l’altro: ma lui che ne sa?). Sui genitori della ragazza Farina aggiunge testuale: “Strappare in fretta quel grumo dal ventre della bimba prima che quell’Intruso frignasse, e magari osasse chiamarli, loro tanto giovani, nonna e nonno. Figuriamoci. Tutta ’sta fatica a portare avanti e indietro la pupa da casa a scuola e ritorno, in macchina con la coda, poi a danza, quindi in piscina. Ora che lei era indipendente, ecco che si sarebbero ritrovati un rompiballe urlante e la figlia con i pannolini per casa. Il buon senso che circola oggi ha suggerito ai genitori: i figli devono essere liberi, vietato vietare. Dunque, divertitevi, amoreggiate. Noi non eccepiamo. Siamo moderni. Quell’altro che deve nascere però non era nei patti, quello è vietato, vietatissimo”.  Io mi sento offesa, offesa profondamente, come donna, ma soprattutto come essere umano, sia da Farina che da Sallusti: il primo perché ha strumentalizzato una vicenda tragica di una ragazzina minorenne per sostenere la sua crociata antiabortista, e il secondo perché aveva il dovere di controllare questo abominio che non è classificabile neanche come “opinione”. La ragazzina, secondo Farina, cosa doveva fare? tenersi il bambino? e il giudice che doveva fare? non autorizzare l’interruzione di gravidanza? E il ginecologo? Rifiutare di effettuare l’interruzione? La correttezza dell’informazione, compresa l’opinione, è anche nel rifiuto della strumentalizzazione del corpo delle donne e nel rispetto delle donne stesse e delle loro decisioni. Chi scrive deve sapere cosa sta dicendo perché non fa una chiacchiera in un bar ma lo scrive su un organo di informazione nazionale, e sono proprio i direttori dei giornali che devono vigilare affinché ciò avvenga in maniera corretta e comunque non offensiva anche quando si esprime un pensiero o una opinione. GiULiA (la rete delle giornaliste autonome nazionale) si è fatta due domande: “Perchè Ordine e Sindacato di fronte a quell’articolo, che conteneva falsità e dunque gravemente lesivo del diritto dei lettori alla verità, pubblicato nel 2007, non erano intervenuti per sanzionarlo? E perché non radiare Sallusti, il che significa per cominciare ed automaticamente, secondo la legge, sospenderne la firma come direttore responsabile?” Ecco infatti: perché?
    • Da http://blog.ilmanifesto.it
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SULLE TRACCE DI NORMAN DOUGLAS

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PARCO DEL POLLINO: il canto degli uccelli (seconda parte)

La natura, con le sue meraviglie, è capace di offrirci momenti di grande tenerezza.  Bisogna imparare ad osservare le piccole cose che ci circondano, per poterne apprezzare tutta la dolcezza.

Andarsene in campagna e lasciarsi coinvolgere da colori, suoni, profumi può aiutarci a ricomporre un equilibrio con l’ambiente che la civiltà urbana ha frantumato.

Per esempio, impariamo ad osservare ed ascoltare gli uccelli.

 

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Libertà di religione? Per 5 miliardi di uomini è un sogno proibito

foto: nuovereligioni.it

 

Lo dimostra il Pew Forum con la più grande indagine mai compiuta sul tema. Alle restrizioni dei governi si sommano le ostilità sociali. Anche i paesi più liberi non ne sono immuni. In Israele, incidenti tra ebrei ultraortodossi e cristiani

di Sandro Magister

ROMA, 8 gennaio 2010 – Il diagramma riprodotto qui sopra classifica le cinquanta più popolose nazioni del mondo sulla base delle rispettive restrizioni alla libertà religiosa: sia le restrizioni imposte dai governi, in misura crescente da sinistra verso destra, sia quelle prodotte da violenze di persone o di gruppi, in crescendo dal basso verso l’alto.

Le violazioni della libertà religiosa saranno un tema rilevante del discorso che papa Benedetto XVI terrà l’11 gennaio – come ogni inizio d’anno – al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

Il tema non è nuovo. Eppure mai prima d’ora era stato analizzato con la precisione scientifica messa in campo dal Pew Forum on Religion & Public Life di Washington, nell’indagine da cui è tratto il diagramma.

L’indagine riguarda 198 paesi, tra i quali manca la Corea del Nord per l’invincibile scarsità di dati, e copre i due anni che vanno dalla metà del 2006 alla metà del 2008.

La sintesi dell’indagine e le 72 pagine del rapporto finale possono essere scaricate gratuitamente dal sito del Pew Forum:

> Global Restrictions on Religion, December 2009

Nel diagramma la grandezza dei cerchi è commisurata alla popolazione di ciascun paese. Come si vede, tra i paesi con più restrizioni alla libertà religiosa hanno un peso schiacciante l’India e la Cina, ciascuna con una popolazione ben sopra il miliardo. Col corredo di altri paesi illiberali anch’essi densamente popolati, va a finire che il 70 per cento dei 6,8 miliardi della popolazione del globo vivono in nazioni con alti o altissimi limiti alla libertà di religione.

Viceversa, sono appena il 15 per cento della popolazione mondiale coloro che vivono in paesi ove le religioni sono accettabilmente libere.

Naturalmente, le modalità con cui nei vari paesi la libertà religiosa incontra ostacoli sono dissimili.

In Cina e in Vietnam, ad esempio, le popolazioni non mostrano ostilità verso l’una o l’altra religione. Sono i governi a imporre forti limiti alle espressioni di fede. In Cina le restrizioni colpiscono i buddisti del Tibet, i musulmani dell’Uighur, i cristiani privi di registrazione governativa e i seguaci del Falun Gong.

L’opposto avviene in Nigeria e in Bangladesh. Lì i governi optano per la moderazione, mentre è nella società civile che esplodono atti di violenza contro l’una o l’altra religione.

Anche in India l’ostilità è più opera delle parti sociali che delle autorità, nonostante anche queste impongano pesanti restrizioni.

Tra 198 paesi, ce n’è uno solo in cui gli indici di ostilità contro le religioni “nemiche” toccano i picchi massimi sia da parte del governo che da parte della popolazione. Ed è l’Arabia Saudita.

Ma anche Pakistan, Indonesia, Egitto ed Iran hanno indici complessivamente molto negativi, al pari dell’India. In Egitto, le restrizioni alla libertà religiosa si abbattono soprattutto sui cristiani copti, che sono circa il dieci per cento della popolazione.

Metà dei paesi del mondo proibiscono o limitano fortemente l’attività missionaria. Alcuni governi sostengono una sola religione (in Sri Lanka, Myanmar e Cambogia il buddismo) reprimendo tutte le altre. In alcuni paesi l’ostilità è tra frazioni dello stesso mondo religioso. In Indonesia, il paese islamico più popoloso del globo, a soffrire sono i musulmani Ahmadi. E in Turchia i musulmani Alevi, che pure si contano in milioni.

In una mappa del mondo inclusa nel rapporto, con i singoli paesi colorati a seconda del grado di restrizione della libertà religiosa, balza agli occhi che le aree di maggiore libertà sono quelle in cui è più presente il cristianesimo: l’Europa, le Americhe, l’Australia e l’Africa subsahariana.

Ma anche qui qualche restrizione c’è. In Grecia solo i cristiani ortodossi, gli ebrei e i musulmani possono organizzarsi in quanto tali e detenere proprietà. I cristiani di altre confessioni no.

In Francia, la legge che nelle scuole proibisce il velo alle ragazze musulmane vieta anche ai cristiani di portare una croce troppo visibile e ai sikh di portare il turbante.

In Gran Bretagna, dove pure il capo dello Stato è anche capo della Chiesa d’Inghilterra, una sentenza ha consentito che un’azienda imponesse ai propri dipendenti cristiani di nascondere i simboli della loro fede sul luogo di lavoro, lasciando però liberi gli appartenenti ad altre religioni di far vedere i loro simboli.

E in Israele? La novità più incoraggiante è che in tutto il 2009, per la prima volta da molti anni a questa parte, non si è registrata alcuna uccisione di ebrei ad opera di terroristi suicidi musulmani.

La novità esula dall’arco temporale dell’indagine del Pew Forum. Che però ha registrato in Israele anche restrizioni di altro tipo alla libertà religiosa: soprattutto per i privilegi accordati, ad esempio nella legislazione matrimoniale, agli ebrei ortodossi, nonostante questi siano solo una piccola parte degli ebrei residenti nel paese.

Nelle scorse settimane – anche qui al di fuori dell’indagine del Pew Forum – vi sono stati inoltre a Gerusalemme degli atti di violenza commessi da ebrei ultraortodossi ai danni di cristiani.

Quello che segue è il comunicato emesso il 5 gennaio 2010 dall’ambasciata d’Israele presso la Santa Sede dopo i passi compiuti per porre fine a questi incidenti, accompagnato da un appello alla pacificazione firmato dalle autorità preposte alla comunità ebraica implicata.

COMUNICATO

In seguito alle lamentele causate dalle molestie dirette verso sacerdoti e luoghi cristiani nella capitale d’Israele, il consigliere del sindaco di Gerusalemme per le comunità religiose, il signor Jacob Avrahmi, ha preso delle iniziative intese a mobilitare il sostegno della comunità ultraortodossa degli Haredim per combattere la tensione lungo la linea di separazione tra gli ebrei ultraortodossi e i loro vicini cristiani.

In un incontro tra i rappresentanti del ministero degli affari esteri e la municipalità di Gerusalemme con il rabbino Shlomo Papenheim della comunità degli Haredim, è stata presentata una lettera di denuncia verso gli attacchi, che cita come i saggi di tutte le epoche hanno sempre proibito di molestare i gentili.

Qui di seguito si riporta la traduzione della lettera del Beth Din Tzedek – il tribunale della comunità ebraica ortodossa e la più alta istanza della comunità ebraica ultraortodossa a Gerusalemme – scritta in un ebraico piuttosto originale:

PROVOCAZIONI PERICOLOSE

Recenti e ripetute lamentele sono state fatte da gentili a proposito di reiterate molestie ed insulti diretti verso di loro da giovani irresponsabili in vari luoghi della città, specialmente nei pressi di Shivtei Yisrael Street e nei pressi della tomba di Shimon il Giusto.

Oltre a dissacrare il Santo Nome, che già di per sé rappresenta un peccato assai grave, provocare i gentili, secondo i nostri saggi – benedetta sia la loro santa e virtuosa memoria – è proibito e può portare tragiche conseguenze sulla nostra comunità, possa Dio avere pietà.

Noi quindi invochiamo chiunque abbia il potere di porre fine a questi vergognosi incidenti, attraverso la persuasione, di attivarsi per rimuovere questi pericoli, affinché la nostra comunità possa vivere in pace.

Possa il Santissimo, che Egli sia benedetto, diffondere il tabernacolo di una vita misericordiosa e pacifica su di noi e sulla Casa d’Israele e Gerusalemme, mentre noi aspettiamo la venuta del Messia presto e nel nostro tempo, Amen.

Firmato oggi, il 13 di Tevet 5770 (30 Dicembre 2009) dal Tribunale di Giustizia della comunità Haredim, nella santa città di Gerusalemme.

Le parole del tribunale sono chiare e semplici, e si spera che tutti coloro che le ascoltano e che possono prevenire queste azioni lo facciano.

Da  http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1341657
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PARCO DEL POLLINO, camminata a Serra delle Ciavole (seconda parte)

Centro Sociale

ORSOMARSO

 

Pubblichiamo altre foto della camminata a Serra della Ciavole, nel Parco del Pollino, fatta il 14 agosto 2012. Guardandole si rivivranno le emozioni di quel giorno e si passerà qualche momento di letizia assieme a parenti ed amici.

E’ quello che ci auguriamo.

Per chi non ha partecipato alla camminata sarà l’occasione per conoscere le meraviglie delle nostre montagne.

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EQUINOZIO D’AUTUNNO

 

 

 


 

“Nel mese del Passaggio
nel difficile varco fra i mondi
l’augurio di custodire
mentre il buio avanza
la memoria della luce …”  *

Con Settembre arriva l’Equinozio d’Autunno, Mabon, la prima delle Festività del semestre oscuro.
Nel tempo dei Misteri Eleusini l’equinozio d’autunno era il momento della discesa di Persefone nell’Ade e del dolore di Demetra.
La separazione tra innamorati (o quella tra madre e figlia) è uno dei temi dominanti di questo sabbat.
Dopo aver sacrificato la propria essenza vitale alla Madre Terra, il Dio si trova ora alle soglie degli Inferi diventando il simbolo del passaggio dalla vita alla morte.
Sacrificandosi in lei, egli impregna il suo grembo della propria essenza e si trattiene dentro di lei come promessa, poiché egli è la vita.

Nell’antica tradizione, durante questo periodo di “incubazione” il Dio viene chiamato Mabon – figlio della Madre – dall’autunno sino alla Dodicesima Notte, ovvero il 6 di Gennaio.

Mabon (” Grande Figlio “) è un Dio gallese. Era un grande cacciatore con un agile cavallo e uno splendido cane da caccia. Probabilmente è la mitologizzazione di un grande condottiero del tempo. Mabon fu rapito dalla madre, Modron (Grande Madre), quando aveva solo tre giorni, ma fu salvato da Re Artù (altre leggende raccontano che fu salvato da un gufo, un’aquila ed un salmone). Durante questo tempo, Mabon vive, prigioniero felice, nel mondo magico di Modron — il suo grembo. Grazie a ciò egli può rinascere.
La luce di Mabon è stata portata nel mondo, raccogliendo la forza e la saggezza, in maniera tale da trasformarsi in un nuovo seme.
In questo senso, Mabon è la controparte maschile di Persefone, nonchè il principio maschile fertilizzante. Modron invece corrisponde a Demetra.

Mabon è la festività dell’equinozio, il giorno che si trova a metà fra i due solstizi; è un tempo di equilibrio, quando luce e buio sono uguali e astronomicamente dà inizio all’autunno.
È celebrato alla fine del periodo più faticoso dell’anno in cui viene effettuato il secondo raccolto.
Il ciclo produttivo e riproduttivo è concluso, le foglie cominciano ad ingiallire e gli animali iniziano a fare provviste in previsione dell’arrivo dei mesi freddi.
Generalmente inizia il periodo della caccia. Molte specie migratorie – come le rondini – avviano il loro lungo viaggio verso sud.
Il cigno è l’uccello dell’Equinozio in quanto simbolo dell’immortalità dell’anima e guida dei morti nell’aldilà.

E’ tempo di bilanci: abbiamo sotto gli occhi ciò che abbiamo seminato durante l’anno, e possiamo constatare quali frutti abbiamo raccolto.
In occasione di questo periodo e dell’aratura dei campi erano effettuati un gran numero di riti locali e regionali con il comune denominatore del ringraziamento e della supplice preghiera di mitezza per la difficile stagione in arrivo.

Il periodo dell’equinozio d’autunno veniva chiamato anche Michaelmas o Michael Supremo, il giorno dedicato all’arcangelo di fuoco e di luce alter-ego di Lucifero.
Il mese di settembre era anche il periodo in cui si svolgevano i Grandi Misteri di Eleusi, basati sul simbolismo del grano.
Inoltre è il tempo per la fabbricazione del vino, dalla raccolta delle uve alla pigiatura e sino alla sua chiusura nel buio delle botti.
Il processo della fermentazione delle uve avveniva con procedure che un tempo venivano accompagnate da rituali ben specifici ed era visto come simbolo della trasformazione spirituale che ha luogo durante le iniziazioni e i riti misterici, nel buio dei santuari sotterranei.
Mabon va vista in effetti come una festa iniziatica, rivolta alla ricerca di un nuovo livello di consapevolezza.
E’ tempo di volgersi all’interiorità: nella parte declinante della Ruota dell’Anno si viaggia dentro noi stessi, entriamo nel tempo del buio per riflettere sui misteri della trasformazione attraverso la morte.

Celebrare Mabon

Il tema è bilanciare le polarità, quindi il suggerimento è di fare qualcosa che riguardi l’equilibrio nella vostra vita. Gli elementi maschili e femminili della vostra personalità hanno bisogno di uguale rispetto ed espressione. La notte di Mabon, quando le ore di luce e le ore di oscurità sono equivalenti, è una notte per onorare l’equilibrio della Dea e del Dio (magari invocando Persefone e Dioniso) e l’armonia della materia e dello spirito, celebrando non solo la vita spirituale del mondo prossimo, ma anche la fisica di questo mondo.
È anche tempo per fermarsi a riflettere, rilassarsi e apprezzare i frutti dei propri personali raccolti.
È un periodo per porre fine ai vecchi progetti mentre ci si prepara al periodo dell’anno in cui è bene esplorare la propria interiorità.
Il lavoro magico dovrebbe essere di protezione, prosperità, sicurezza e fiducia in sé stessi.

Mabon è considerato tempo dei misteri. È il momento di onorare le divinità anziane e lo Spirito. Le divinità vengono ringraziate per i loro doni, auspicando il futuro ritorno dell’abbondanza per gli anni successivi, ricordandoci di lasciare una parte del nostro banchetto per la Terra e le sue creature: tutto ciò che di commestibile abbiamo messo sulla tavola di Mabon per adornarla e ciò che è avanzato dal banchetto, verrà portato all’aperto ed offerto ad animali ed uccelli in segno ulteriore di ringraziamento verso la Grande Madre Terra che ci ha elargito i suoi doni.

Gli incensi per l’equinozio d’autunno includono benzoino, mirra, pino, salvia, ibisco e petali di rose.
I petali di rosa e la salvia possono essere messi anche sulla tavola, a patto che non siano freschi.
Le erbe associate con questa festività sono il grano, le foglie di vite e di quercia.
Si possono bruciare i cardi (il significato è che il divino si trasforma nel suo aspetto di Donna Saggia e Cacciatore).
Le decorazioni tipiche di questo periodo dell’anno includono anche la cornucopia, ovvero il corno dell’abbondanza, ricolmo e straripante dei frutti dell’anno, a significare in modo simpatetico l’abbondanza dei doni della Madre.

Durante il rituale si possono invocare gli elementi singolarmente e riconoscerli, ringraziandoli, per le loro influenze benefiche.
Salutateli innalzando il calice per ognuno di essi:

“Alla Terra: per la stabilità, per l’aiuto nel mantenere la casa, la salute, il lavoro ed il benessere
All’Aria: per l’ispirazione che aiuta nella conoscenza e nella comprensione
Al Fuoco: per l’energia che aiuta a sostenere la spinta dell’ambizione di cui necessitiamo per portare a termine i nostri progetti
All’Acqua: per lo scorrere gentile che aiuta a mantenere la calma e l’equilibrio emotivo nei rapporti.“

La Dea appare in veste di Madre dell’Abbondanza, Madre della Terra e Regina del raccolto. Il Dio è visto come Mabon, il Padre del Cielo, Re del Grano e Signore del raccolto.
Il Signore e la Signora regnano sulle celebrazioni del ringraziamento che inizia al tramonto e perdura per tutta la notte.

La tavola, imbandita con tovaglia e tovaglioli di colori autunnali, con candele rosse o marroni, può essere decorata con erbe secche, castagne, noci, more, ghiande, mais, fiori di girasole e foglie autunnali. Non devono mancare biscotti di farina di avena, mandorle e vino per ringraziare gli antenati.
Pietanze tradizionali sono il pane di grano, i fagioli, le patate e le zucchine al forno.
Il fuoco viene acceso con le foglie secche che si raccolgono in giardino.

Sono molto indicati in questo periodo gli esercizi di rilassamento e di meditazione. Se ne avete la possibilità, concedetevi una breve vacanza con l’esclusivo scopo di riposare.
L’equinozio d’autunno è il periodo ideale per passeggiate ed escursioni in campagna e in collina, per salutare la Natura che si prepara al suo riposo invernale.

Immagine tratta da: http://www.ilmondodielena.it/wicca/mabonestuff/mabonestuff.htm

*Poesia di Rosa Carotti
per http://www.ilcerchiodellaluna.it © 2006

Tratto e liberamente adattato da: 
Il Calendario delle Streghe 2001 http://digilander.iol.it/grayelf/home.htm
http://www.bethelux.it/mabon.htm
http://www.streghedilot.altervista.org/lezione_festivit%E0.htm

Da ilcerchiodellaluna.it

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FORO SOCIALE URBANO a Napoli

Visita della Relatrice della ONU sul diritto alla casa, ma quali città vuole mettere in vendita la Fiera-mercato ONU-Habitat?

TIP

Lunedì, 03 Settembre 2012

Visita della Relatrice della ONU sul diritto alla casa, ma quali città vuole mettere in vendita la Fiera-mercato ONU-Habitat?

 

 

Campi ROM Giuliano

Napoli, 3 settembre del 2012

La città di Napoli ha dato un benvenuto speciale al Foro Sociale Urbano. Mentre la fiera-mercato di ONU-Habitat ha rifiutato di includere temi scottanti come gli sfratti dall’agenda ufficiale, una delegazione del FSU, assieme a Raquel Rolnik, Relatrice Speciale ONU sul Diritto alla Casa, ha incontrato ieri mattina le organizzazioni sociali nel quartiere popolare di Scampia e gli abitanti del campo rom di Giugliano su cui pende un’ordinanza di sgombero il prossimo 7 settembre. Le denuncie delle violazioni raccolte a Napoli e a livello nazionale hanno posto l’Italia in cima alla lista delle missioni ufficiali della Relatrice nei prossimi mesi.

 

 

Visita della Relatrice della ONU sul diritto alla casa, ma quali città vuole mettere in vendita la Fiera-mercato ONU-Habitat?

 

 

Le Vele di Scampia

Il rappresentante di Resistenza Anticamorra, che opera dal 2011 nell’ufficio comunale di Scampia per offrire alternative lavorative ai giovani della zona e promuovere denuncie anonime da parte degli abitanti di questa area nella quale vivono circa 60 mila persone (le organizzazioni sostengono che si tratterebbe di 80 mila, molte delle quali vivono negli scantinati e non appaiono nei registri ufficiali) ha spiegato che ricevono circa 9 denuncie al mese. Da quando la fiducia degli abitanti nella denuncia é cresciuta « la camorra ha capito che non può fare più da padrona nella zona ». L’associazione Gridas (Gruppo per il Risveglio dal Sonno), che opera nel territorio dal 1969 ha presentato la lunga e complessa storia di Scampia, dalle baracche degli sgomberati dal centro del dopoguerra, alle Vele, complesso dove le persone sono andate a vivere negli anni ’70 senza che gli si garantissero i servizi basici, al dramma del terremoto con i problemi generati dall’arrivo dei soldi della ricostruzione che hanno fatto fare il salto qualitativo alla camorra, fino ad oggi, con il dibattito sulla demolizione delle Vele, di fatto un ghetto con altissimo livello di criminalità legato soprattuto allo spaccio della droga. Per il rappresentante del Comitato per l’abbattimento delle Vele, l’unica soluzione é demolire questi casermoni « carceri speciali dove sono stati mandati a vivere i proletari per toglierli dal centro», continuare con il rialloggio in nuove abitazioni e trasformare la zona in un polo artigiano. Il Comitato sottolinea le contraddizion del sindaco De Magistris, all’inizio del suo mandato d’accordo con questa proposta, mentre oggi si riparla di ristrutturazione.

 

 

Visita della Relatrice della ONU sul diritto alla casa, ma quali città vuole mettere in vendita la Fiera-mercato ONU-Habitat?

 

 

Nel campo rom di Giugliano la delegazione FSU e la Relatrice hanno constatato le terribili condizioni nelle quali vivono le oltre 650 persone senza acqua e nessun tipo di servizio. Su di loro incombe  un’ordinanza di sgombero per il prossimo 7 settembre, da considerare illegale perché viola i commenti generali n. 4 e 7 dell’art. 11 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, ratificato dall’Italia, che vieta gli sgomberi senza rialloggio adeguato. Si tratta di violazioni che colpiscono la stragrande maggioranza dei circa 170.00 rom residenti in Italia.

 

 

Visita della Relatrice della ONU sul diritto alla casa, ma quali città vuole mettere in vendita la Fiera-mercato ONU-Habitat?

 

 

Stante le gravissime violazioni del diritto alla casa riscontrate a Napoli, oltre a quelle che stanno emergendo nei lavori del FSU, in particolare le 250.000 famiglie sotto sfratto, soprattutto per morosità, la Relatrice ONU ha affermato la necessità di svolgere una missione ufficiale in Italia entro pochi mesi, e manderà a breve una comunicazione con raccomandazioni ufficiali al governo italiano.

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Il Foro Sociale Urbano continuerà domani 4 settembre all’ ex asilo Filangieri (vico Maffei, 4) con i seguenti incontri:

Lancio della pubblicazione AITEC “L’alloggio in Europa: sloggiamo la crisi,  09.00 – 11.00

Trasformazioni urbane, Crisi, Resistenza, 11.00 – 13.00

Cooperativismo e abitazione sociale,  11.00 – 13.00

Movie: “Ecumenopolis: City Without Limits”, 13.00 – 14.00

Le mobilitazioni contro l’accaparramento delle terre e gli sgomberi delle baraccopoli: difesa della terra come bene comune o nuove strategie politiche?, 14.00 – 17.00

Terra: Casa Comune,  15.00 – 17.00

Dibattito. Ripensare la città, Il diritto ad abitare: sostenibilità, democrazia, equità e giustizia sociale,  15.00 – 17.00

Movie: Dear Mandela, 17.00 – 18.00

Movimenti e istituzioni: soggetti antagonisti o sottoscrittori di un nuovo patto,  18.00 – 20.00

Presentazione di due strumenti per la partecipazione: la Mappa Mondiale dei Movimenti degli Abitanti e la Banca Dati Online Citego,  20.00 – 21.00

Scarica qui  il programma completo

Comitato Promotore FSU

Daita.habitants.org

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LA SANITA’ da queste parti

L’ambulanza si guasta, paziente grave ferma sulla A3

Da corrieredellacalabria.it
L'ambulanza si guasta, paziente grave ferma sulla A3

GIOIA TAURO L’ambulanza fonde il motore e una donna affetta da disfunzione vascolare grave che era in trasferimento in codice rosso dall’ospedale di Gioia Tauro a quello di Reggio Calabria, è rimasta ferma allo svincolo di Palmi dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Il personale dell’ambulanza ha atteso l’arrivo di un altro mezzo per trasferire la paziente, che doveva essere ricoverata nel reparto di chirurgia vascolare degli ospedali Riuniti di Reggio. Già da tempo i sindacati hanno denunciato le precarie condizioni dei mezzi del 118 della zona.

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CONVOCAZIONE DEL DIRETTIVO

Centro Sociale

ORSOMARSO

DOMENICA 16.09.2012, alle ore 18,

RIUNIONE del DIRETTIVO

O.D.G.

        1. FESTA DELL’EQUINOZIO D’AUTUNNO

        2. PROPOSTE PER IL PERIODO AUTUNNALE

        

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