Archivi del mese: marzo 2013

ADESIONI ALL’AIDO domenica di Pasqua ad Orsomarso

AIDO  Associazione Italiana Donatori di Organi

AIDO Associazione Italiana Donatori di Organi

DOMENICA PROSSIMA

31 MARZO 2013

tempo permettendo

SARA’  PRESENTE IN  

PIAZZA MUNICIPIO

AD ORSOMARSO

 

UN BANCHETTO PER LE ADESIONI

ALL’AIDO

l’Associazione Italiana Donatori di Organi

 

TI ASPETTIAMO!

Annunci
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PASQUA e PASQUETTA musei gratis a Scalea e Marcellina

Vasellame trovato a Marcellina

Vasellame trovato a Marcellina

CENTRO SOCIALE

Orsomarso

SU DISPOSIZIONE DELLA

SOVRINTENDENZA AI BENI

CULTURALI DELLA CALABRIA

 è possibile visitare gratuitamente,

 nei giorni 31 marzo e 1 aprile prossimi,

 i musei di

TORRE CIMALONGA

a Scalea

e

LAOS  –  SAN BARTOLO 

a Marcellina

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CENTRO SOCIALE ORSOMARSO – Incontro con la CGIL

CENTRO SOCIALE 

Orsomarso

 

SABATO 23 marzo 2013

Alle ore 17.30

 

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INCONTRO con la  CGIL 

DIBATTITO SU:

  1. RIFORMA MERCATO DEL LAVORO

  2. AMMORTIZZATORI SOCIALI

  3. NOVITA’ RIFORMA DELLE PENSIONI

 

Interventi di:

G. Rubini –     seg. SPI CGIL 

D. Pappaterra – responsabile CGIL Alto Tirreno

   Temi scottanti, sui quali ci si confronterà in modo approfondito e serio.

Graditissimo sara il contributo di partiti, associazioni e singoli cittadini.

 

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NO RIGASSIFICATORE – CALABRIA

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Cosa ci fanno tre sindacati e una holding centro-settentrionale in un anonimo albergo romano?

Che domande: parlano del più grande rigassificatore d’Europa da realizzarsi nella piana di Gioia Tauro! E noi che c’immaginavamo che una riunione del genere si dovesse svolgere nelle sedi istituzionali, al Ministero dello Sviluppo Economico, per esempio, o quanto meno nella sede dell’azienda, posto che del futuro di un territorio non si decide nel territorio stesso…

Eppure indiscrezioni erano trapelate attraverso i giornali, nei giorni precedenti, e proprio a proposito di questa riunione la davano prima al ministero, poi alla sede dell’azienda, poi di nuovo al ministero… chi le avrà fatte circolare queste voci?

Ma ancora più interessante è domandarsi: come mai a Roma i sindacati confederali discutono con multinazionali e ministri del rigassificatore che si vuol fare nella piana di Gioia Tauro mentre una popolazione intera, sette giorni prima, ha chiesto a gran voce d’essere interpellata sulla questione?

Chi ha delegato i sindacati a decidere per gli abitanti della piana? Quale cultura della democrazia esprimono CGIL, CISL e UIL nell’esprimere la più totale indifferenza alle mobilitazioni in atto, quando in coda al segretissimo incontro dichiarano: “In conclusione si è convenuto di aggiornare l’incontro, entro la prima decade di aprile, coinvolgendo al tavolo anche le parti datoriali per avere una visione d’insieme e porre in essere azioni concrete su ricadute occupazionali e formazione” come se tutto fosse già deciso? come già si fosse consumato l’ultimo atto previsto col voto del comitato portuale del 20 marzo…

E la richiesta a gran voce di associazioni, sindaci, parlamentari, cittadine e cittadini… di consultare la popolazione prima di ogni prosieguo dell’iter?

Sbagliamo noi a fare queste domande? Abbiamo sbagliato rotta, noi, andando a protestare nella sede istituzionale responsabile di ultima istanza della questione o sono loro eccentrici a rifugiarsi in sordina nelle stanze di un albergo per sfuggire alle nostre interpellanze? Non avranno, loro, perso la bussola rispetto ai valori democratici che hanno ispirato la nascita delle loro stesse organizzazioni?

Provvederemo a girare le domande alle segreterie nazionali dei tre sindacati, per capire se l’anomalia sia solo imputabile alle rappresentanze locali o esprima la posizione delle organizzazioni nazionali.

Intanto, chiariamo che il presidio al Ministero dello Sviluppo Economico era solo un momento per denunciare l’ennesimo passaggio arbitrariamente consumato sulla testa delle popolazioni locali. Solo un momento della mobilitazione che costruiamo giorno per giorno nel nostro territorio, dove vogliamo che vengano prese le decisioni e dove giorno 20 faremo sentire forte la nostra voce.

Ringraziamo quanti, come i parlamentari del movimento 5stelle, solidarizzano con la causa, chiedendo maggiore cautela rispetto a facili equivoci giornalistici volti ad identificare il movimento con una forza politica… il movimento lo fanno gli abitanti del territorio. E al di là delle truffaldine dichiarazioni e marce indietro dei capi di gabinetto di turno, non ci facciamo illusioni né facciamo un passo indietro:

GIORNO 20 NELLA PIANA DI GIOIA TAURO, GLI ABITANTI DI TUTTO IL TERRITORIO INTERESSATO SI FARANNO SENTIRE. SENZA DI NOI, NON SI DECIDE NIENTE!

PER IL RINVIO DEL VOTO DEL COMITATO PORTUALE E CONTRO OGNI IPOTESI DI COMMISSARIAMENTO DELLO STESSO. PER LA CONSULTAZIONE DELLA POPOLAZIONE INTERESSATA

GIORNO 20, DALLE 9.00 IN POI TUTTI ALL’AUTORITA’ PORTUALE DI GIOIA

 

Coordinamento delle associazioni NO RIGASSIFICATORE – CALABRIA

Foto web
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ORSOMARSO -Comune esprime soddisfazione per il finanziamento ottenuto per il PISL

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“Nel congratularmi con L’on. Giacomo Mancini per gli obiettivi di programmazione politica finanziaria legati ai progetti integrati di sviluppo locale recentemente raggiunti con successo, esprimo, a nome mio personale, ma anche dell’Amministrazione Comunale di Orsomarso e di tutta la popolazione residente, i più vivi ringraziamenti, per la disponibilità e la sensibilità dimostrata a favore del nostro territorio e la Calabria. Non posso che essere grato all’assessore al Bilancio della Regione Calabria per la serietà con la quale sta percorrendo, non senza incorrere a difficoltà, il mandato che il presidente Scopelliti gli ha conferito. Allo stesso tempo occorre ringraziare la struttura dell’assessore al Bilancio, il responsabile al procedimento, l’ing. Luigi Zinno e tutta la segreteria  per l’ottimo coordinamento delle istanze prodotte.
Oggi il comune di Orsomarso, grazie al costante rapporto professionale con l’on Mancini, intercorso in questi ultimi 2 anni, ha la possibilità di spendere risorse per il territorio. Non nascondo che senza questa opportunità legata alla programmazione economica europea e regionale, per la scarsità delle risorse comunali e le leggi sul patto di stabilità, molto probabilmente, sarebbe stato difficile per l’Ente, tentare di portare opere  virtuose al paese.
E’ utile ribadire, per chi si ostina a credere che una comunità senza governo sia una comunità con buone prospettive,  che mancare la riuscita di questa impresa, oppure non affrontare e non partecipare alla sfida dei PISL e della programmazione comunitaria per il prossimo futuro sarebbe stato deleterio per la cittadinanza, ma oggi è giusto plaudire con soddisfazione al finanziamento di circa 385.000 euro ottenuto per il comune di Orsomarso nel progetto di partenariato denominato “Universo Comune”, che vede tutti i territori a rischio spopolamento della provincia di Cosenza beneficiare di un risultato concreto, costruito sul buon senso e la cooperazione fra diverse realtà territoriali.
Questa risorsa, comunque, per il comune di Orsomarso rappresenta la base di partenza del  discorso legato alla storia quasi dimenticata delle origini del paese e del cuore dell’antica regione monastica del “Mercurion” e quindi l’inizio di un cammino che punta alle radici della nostra comunità, ma anche al futuro di chi, per esigenza o attaccamento, crede in una prospettiva ad Orsomarso”.

Da strill.it/

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SI SCRIVE ACQUA si legge democrazia

acquabenecomune

Appello per la manifestazione NO ALACO

Sabato 23 marzo ore 9.30, P.za San Leoluca, Vibo Valentia

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ed il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” sostengono con forza la manifestazione “NO ALACO” che si terrà a Vibo Valentia il prossimo sabato 23 marzo dalle ore 9,30 con partenza da piazza San Leoluca.

La diga sull’Alaco ha rappresentato negli anni un caso esemplare di sprechi ed inefficienze: lavori infiniti, finanziamenti bloccati, interrogazioni parlamentari, carte sparite, costi lievitati a dismisura. Da quando poi la Sorical, società mista pubblico-privata (Regione-Veolia), ha allungato i suoi tentacoli, a circa 400.000 persone in 88 comuni di tutta la Calabria è stato negato il diritto all’acqua, perché dai loro rubinetti scorre un liquido maleodorante ed infetto, pompato da un lago malato, ex discarica a cielo aperto mai realmente bonificata.

Il numero delle persone coinvolte e la gravità della situazione dal punto di vista sanitario ed ambientale fanno sì che la questione dell’Alaco trascenda la dimensione locale, ponendosi come emergenza a livello regionale e nazionale, e come esempio estremo di dove può condurre una gestione perversa del bene comune acqua, rispetto al quale ancora, dopo quasi due anni, ci si ostina a non rispettare il chiaro risultato referendario.

Oggi ancora una volta la magistratura si sostituisce al ruolo che doveva essere della politica, di controllo e tutela della salute di centinaia di migliaia di persone. Ma il male prodotto dall’ingresso dei privati nell’acqua, dalla gestione improntata al profitto, dal mantenimento di rapporti clientelari da parte di certa politica, dall’operato dellacriminalità che si nutre del disagio della gente e delle omissioni delle istituzioni, non può estinguersi senza una presa di coscienza ed un’azione collettiva. Per questo invitiamo i vibonesi, gli abitanti della provincia e della regione, e tutti gli attivisti per l’acqua ed i beni comuni a partecipare alla manifestazione del 23 marzo, sulla base dei punti affermati dai promotori, il Forum delle Associazioni Vibonesi ed il Comitato Civico Pro-Serre:

  • chiusura definitiva della devastante gestione Sorical, con la presentazione e la rapida approvazione della nuova legge regionale di iniziativa popolare proposta dal Coord. Bruno Arcuri, per cui in questi giorni si stanno raccogliendo le firme;
  • dismissione urgente del bacino artificiale dell’Alaco;
  • avvio immediato di un programma che preveda fonti di approvvigionamento alternative;
  • avvio altrettanto urgente degli interventi di ristrutturazione delle reti idriche per l’eliminazione delle perdite che oggi, nei comuni serviti dal bacino dell’Alaco, superano in media il 60%;
  • avvio, sulla base di quanto esposto e delle tariffe illegittime applicate a livello regionale, di azioni giudiziarie da parte dei comuni per il recupero delle somme corrisposte alla Sorical, con rimborso ai cittadini degli importi delle bollette idriche versati e non dovuti.

Oggi in molti luoghi in Italia (Napoli, Reggio Emilia, Vicenza…) si sta dimostrando che una gestione dell’acqua pubblica e partecipata è possibile. Oggi dal disastro Sorical e dalla tragedia dell’Alaco è possibile ripartire cambiando completamente rotta. La proposta di legge regionale di iniziativa popolare promossa dal Coordinamento “B. Arcuri” va in questa direzione di cambiamento.

Si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Vibo Valentia, 13/03/2013

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”

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Come cambiare il mondo in 5 passi

 

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Tutti abbiamo dei sogni.. tutti siamo convinti, nel profondo del nostro cuore, di avere qualche dote speciale, di poter influire in un modo particolare sul mondo, di poter toccare gli altri in un modo speciale, di poter cambiare il mondo in meglio. A un certo punto della nostra esistenza, tutti abbiamo avuto una visione della qualità di vita che vogliamo e meritiamo. Eppure, per molti di noi, questi sogni sono finiti sepolti sotto un mucchio di frustrazioni e di abitudini quotidiane, al punto che non facciamo più nessuno sforzo per tentare di realizzarli.” Anthony Robbins

Ho scelto di iniziare con questa citazione perché con poche parole ci fa rivedere tutta la nostra vita.

Nel momento stesso in cui leggiamo la frase ci passano di fronte agli occhi tutti quei sogni avevamo da piccoli.. quando eravamo convinti di poter fare la differenza, quando eravamo vivi.

Poi.. è successo qualcosa. Piano, piano siamo diventati “realisti” e ci siamo addormentati e ora, siamo paralizzati in questa realtà.

E questo influisce sul mondo che ci circonda tanto quanto influisce su di noi, sulla la nostra casa e le persone che ci circondano.

In questo articolo non vi dirò di fare la raccolta differenziata o di istallare pannelli solari. Sono tutte ottime azioni che contribuiscono a migliorare il mondo intorno a noi, ma non è da li che si parte.

Si parte pensando prima a noi stessi.

Lo so sembra egoista come ragionamento ma non lo è affatto. Una volta un amico mi disse che il modo migliore in cui possiamo aiutare i poveri è non diventando uno di loro, ed è verissimo, non vi devo spiegare neanche il perché giusto?

Bisogna migliorare noi stessi e quando noi saremmo migliori, migliorare gli altri e il mondo che ci circonda sarà solo una conseguenza, un “effetto collaterale”.

Il primo passo che possiamo fare in questo senso è:

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1. Svegliamoci, diventiamo più consapevoli

La maggior parte della gente dorme, anche se non lo sa. Nascono addormentati, vivono addormentati, addormentati si sposano, nel sonno crescono figli e, infine, muoiono addormentati senza mai svegliarsi. Non comprendono mai l’incanto e la bellezza di ciò che chiamiamo esistenza umana.

[…]

La vita è un mistero, il che significa che la mente razionale non è in grado di comprenderla. Per questo dovete svegliarvi, e improvvisamente vi renderete conto che la realtà non è problematica: il problema siete voi. Anthony de Mello

Quello che dobbiamo fare per svegliarci è aprire la mente, vedere le possibilità intorno a noi, smettere di lamentarci, di incolpare lo stato, la crisi ecc. è cambiare focus, cambiare punto di vista. Svegliarci da questo incubo dove noi siamo impotenti e non possiamo fare niente..

Il mondo che ci circonda è stato fatto da uomini. Uomini come noi.. l’unica cosa che li rendeva diversi era una mente aperta e una fiduccia incrollabile.

2. Spegniamo la TV e ricolleghiamoci con il mondo

Ricordate, prima dicevo che dobbiamo cambiare quello su cui ci focalizziamo. Ma come possiamo farlo se ci facciamo entrare nella testa di continuo cosi tanta immondizia?

Questa volta non è una metafora, quella scatola che teniamo quasi tutti nel soggiorno è studiata cosi bene per manipolarci, controllarci, farci sentire impotenti e farci accontentare che non ce ne rendiamo neanche conto di quanto agisce su di noi!

Ci fa anche smettere di socializzare. Non parliamo più con i vicini, non usciamo più con gli amici, non prestiamo più attenzione neanche ai nostri figli per sentirla e darle retta.

Giusto qualche giorno fa su una rivista ho trovato un articolo dove c’era scritta una strana preghiera di un bambino. Non so chi è stato a scriverla perché non si è firmato ma ve la riporterò qui, perché vale davvero la pena di condividerla (sono sicuro che darà a parecchia gente una buona ragione per spegnere la tv):

Dio, questa sera voglio Chiederti una cosa speciale…

Trasformami in un televisore, di modo che io possa prenderle il posto.

Mi piacerebbe vivere come “vive” il televisore che abbiamo in casa.

Cioè vorrei avere una stanza speciale dove tutta la famiglia si riunisce intorno a me.

Aiutami ad essere preso sul serio, ad essere al centro dell’attenzione, cosiché tutti mi ascoltino senza interrompermi e senza discuterne.

Mi piacerebbe ricevere l’attenzione che riceve la TV quando qualcosa non va..

Mi piacerebbe confortare e tenere compagnia a mio padre, anche quando torna stanco morto da lavoro.

E mia madre, invece di ignorarmi, mi piacerebbe che stesse con me quando è stanca e annoiata.

Vorrei che i miei fratelli e le mie sorelle litigassero per poter stare con me…

Vorrei divertire tutta la famiglia, anche se a volte non dico niente.

Mi piacerebbe che lasciassero tutto da parte per stare con me anche solo qualche minuto.

Dio.. non Ti chiedo tanto!

Voglio solo vivere come “vive” ogni televisore.

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3. Diventiamo piu’ Responsabili

Prima dicevo di non lamentarci più e di non dare colpe vero?.. Esatto perché lamentarsi e dare colpe significa deresponsabilizzarsi, significa buttare via tutto il nostro potere personale e metterlo in mano a chi sa bene cosa farsene. Questa mentalità ci frustra, ci limita e ci rende impotenti.

Se non è colpa mia, se non è responsabilità mia, allora automaticamente io non posso farci niente.

Diventare responsabile non significa prenderci colpe che non abbiamo, ma sapere che abbiamo la responsabilità e il potere di cambiare le cose.

Se un fulmine ci distrugge la tua casa è ovvio che non è colpa nostra, ma è responsabilità nostra trovare il modo di riparare la casa, altrimenti i nostri figli moriranno di freddo.

Appena accetto di essere responsabile del mio mondo e mi concentro su questo e so cosa devo fare, le possibilità iniziano a farsi vedere.

4. Diventiamo più grati. Più siamo grati più siamo ricchi!

Cento volte al giorno ricordo a me stesso che la mia vita interiore e esteriore sono basate sulle fatiche di altri uomini, vivi e morti, e che io devo sforzarmi al massimo per dare nella stessa misura in cui ho ricevuto.

Albert Einstein

Niente male come esempio del potere della gratitudine e di come essa può renderci capaci di cambiare il mondo vero?

Essere grati di quello che abbiamo già ci porta a vedere oltretutto che non siamo poi cosi impotenti, poveri e sfigati e che qualcosa nella nostra vita e nel nostro mondo va bene.

Ci riporta in mente tutte quelle volte che pensavamo di non farcela e.. ce l’abbiamo fatta!

Ci aiuta ad essere più buoni e riconoscenti sia con il mondo che con noi stessi.

Una volta superati questi blocchi possiamo passare a qualcosa di più pratico e parlare di..

5. Autosufficienza e Ricchezza Personale

Ci sono solo due segreti per essere ricchi da qui a sempre e nello stesso tempo rispettare l’ambiente che ci circonda e la terra.

Il primo segreto è creare valore.

Trovate un mestiere o sviluppate un idea attraverso la quale dare valore alle persone come ad esempio questo sito o come LinfaVitale.com :), e non vi mancherà mai niente.

Il secondo segreto è l’autosufficienza.

All’inizio dei tempi lo eravamo tutti, adesso basta un black-out di qualche settimana per farci morire di fame a tutti.

Cosi tanto ci siamo cullati nella comodità tanto da diventare dipendenti del sistema che ci circonda anche per le più piccole esigenze.

Ma cosa intendo esattamente con l’autosufficienza?

Avere una soluzione se va via la corrente se non c’è acqua o se i trasporti sono bloccati o se all’improvviso chiudono tutti gli supermercati.

Non servono i soldi a palate per diventare autosufficienti, ne spendiamo di più con lo stile di vita comodo e consumistico che conduciamo. Non solo rechiamo danno anche alla terra.

E’ ovvio che per molti di noi non è possibile vivere in campagna ed essere autosufficienti in tutto e per tutto.

Anche perché questa malattia del consumismo e la comodità esagerata ha invaso anche le campagne, tuttavia, gradualmente, anche curando un piccolo orto e/o evitando certi sprechi, possiamo pian piano ritornare ad essere sempre più autosufficienti.

Anche io come tutti amo il progresso: il computer, l’automobile, l’acqua corrente, il supermercato sotto casa e cosi via. Ma senza dubbio potrei vivere benissimo anche senza queste comodità.

Ecco senza dubbio questi 5 passi possono veramente cambiare il mondo. Non ho detto niente di nuovo, sono cose che la maggior parte di noi sa già. Bisogna solo iniziare a passeggiare :)!

Tanta Gioia e Vitalità

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CAMMINATA NEL PARCO DOMENICA 20 MAGGIO

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CON  TUTTA LA FAMIGLIA

A  PIANO DI  RUGGIO

NEL PARCO DEL POLLINO

DOMENICA 20 MAGGIO 2012

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Il governo Monti ha mentito sulla trasparenza. MA NOI DIGERIAMO TUTTO, ANCHE LE MENZOGNE

Mario Monti

Mario Monti

Il decreto stabilisce “il principio della totale accessibilità delle informazioni. Il modello di ispirazione è quello del Freedom of Information Act statunitense, che garantisce l’accessibilità di chiunque lo richieda a qualsiasi documento o dato in possesso della Pubblica amministrazione, salvo i casi in cui la legge lo esclude espressamente (es. per motivi di sicurezza)”.

E’ così che lo scorso 15 febbraio il governo di Mario Monti aveva presentato alla stampa il proprio decreto di riordino della disciplina in materia di trasparenza.

Era una balla. Una clamorosa bufala istituzionale come ipotizzato, sin dall’inizio, da queste stesse colonne.

La conferma – per la verità non necessaria davanti all’inequivoco tenore letterale delle disposizioni del decreto – è appena arrivata da Acces info – una delle più accreditate organizzazioni internazionali in materia di diritto all’informazione – e da Diritto di Sapere – associazione che in Italia promuove il diritto di accesso.

Le due associazioni, nelle ultime settimane, hanno confrontato il testo italiano con le leggi più avanzate a livello internazionale ed i parametri utilizzati da Global Integrity, organizzazione internazionale che da anni si occupa di misurare, tra l’altro, il livello di trasparenza delle amministrazioni pubbliche in giro per il mondo.

Helen Darbishire, direttore esecutivo di Access-Info, riassume così i risultati del confronto: il decreto italiano è una legge sulla trasparenza, ma non contiene alcuna misura che metta l’Italia in linea con la normativa internazionale sul fronte del diritto di accesso all’informazione, che nelle democrazie più avanzate garantisce ai cittadini il diritto di richiedere e ottenere dalle istituzioni documenti e dati pubblici, ma non pubblicati.

«Pur parlando di “accesso civico” nell’articolo 5, infatti, il decreto non espande veramente il diritto dei cittadini di richiedere informazioni pubbliche, ma non pubblicate» sottolinea Andrea Menapace, co-fondatore dell’associazione Diritto di Sapere «perché non va a toccare la legge italiana sull’accesso (L. 241/90). Come già segnalato dalla Open Media Coalition, a cui aderisce anche DDS, questa legge non è adeguata agli standard internazionali del diritto all’informazione e questa legge non porta significativi miglioramenti».

Il governo ha mentito e lo ha fatto  a proposito di un testo di legge sulla trasparenza dell’azione dell’amministrazione.

Una storia che sembra più una tragicommedia uscita dalla penna di uno scrittore di successo che un episodio realmente accaduto.

Tra i primi ad avanzare dubbi e perplessità sull’iniziativa del governo, nelle scorse settimane, era stato Frank La Rue: “Come relatore speciale delle Nazioni Unite sulla promozione e tutela della libertà di espressione sono profondamente sorpreso che il governo italiano abbia varato un decreto sull’accesso all’informazione senza una preventiva consultazione con la società civile e gli altri stakeholders e soprattutto che il decreto sia stato approvato a due settimane dalle elezioni e surrettiziamente, omettendo di darne notizia nell’ordine del giorno della seduta della Presidenza del Consiglio dei ministri”.

Dubbi e perplessità che, oggi, risultano, purtroppo, confermati dall’analisi del testo condotta sulla base di incontestabili standard internazionali.

Il nostro Paese è, ancora, uno dei pochi al mondo nel quale non esiste un Freedom of information Act e, quindi, nel quale al cittadino ed al giornalista continua ad essere negato il diritto di essere informato ed informare a proposito dell’azione della pubblica amministrazione.

di  

Da ilfattoquotidiano.it

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Ecco l’elenco completo di tutti gli impresentabili eletti nel nuovo Parlamento: uno Stato imbarazzante

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Il conteggio è imbarazzante. Tra indagati, condannati e pregiudicati il nuovo Parlamento non sarà poi tanto diverso da quello di ieri. Un esercito bipartisan (la stragrande maggioranza Pdl, ma tante ombre anche su Pd e Terzo Polo) formato da storici onorevoli in cerca di immunità, ma anche da new entry – per così dire – di tutto rispetto. E non si può nemmeno dire che li abbiano scelti gli elettori, visto che le nomine sono state in gran parte decise a tavolino dai leader dei partiti. Tanti, come vedremo, i personaggi legati alla criminalità. Ma non solo. Buona (si fa per dire) lettura.

 

di Carmine Gazzanni

 

 

CAMERA – Fabrizio Di Stefano (deputato Pdl, circoscrizione Abruzzo): rinviato a giudizio per corruzione. Insieme a Paolo Tancredi (vedi sotto) avrebbe chiesto e ottenuto dall’imprenditore Rodolfo Di Zio il versamento di alcune decine di migliaia di euro a favore dei candidati a sindaco, poi eletti il 6 giugno 2009, di Teramo, Maurizio Brucchi, e Pescara, Luigi Albore Mascia, contributi elettorali versati una decina di giorni prima delle elezioni.

Paolo Tancredi (deputato Pdl, circoscrizione Abruzzo): oltre quanto detto, Tancredi è stato rinviato a giudizio, sempre per corruzione, anche per un’altra vicenda. Nel 2006 avrebbe chiesto agli allora consiglieri comunali di Mosciano (Teramo) Martini e Piccioni di astenersi in Consiglio dalla votazione del cambio di destinazione d’uso di un terreno – dietro cui c’era l’interessamento di un imprenditore – in cambio di finanziamenti. Cristiano Artoni, l’imprenditore interessato, avrebbe poi girato due assegni da 2mila euro l’uno al marito di Pasqualina Piccioni, inquadrandoli come finanziamento al partito.

Giuseppe Galati (deputato Pdl, circoscrizione Calabria): indagato per corruzione in atti giudiziari e falso ideologico (la vicenda risale alla revoca della delega a condurre le inchieste “Poseidone”  e “Why Not” all’allora Pm di Catanzaro Luigi De Magistris). Marito della leghista Carolina Lussana, ex onorevole, ma trombata a queste politiche.

Nicodemo Oliverio (deputato Pd, circoscrizione Calabria): imputato al Tribunale di Roma con altre 14 persone per bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale aggravata.

Demetrio Battaglia (deputato Pdl, circoscrizione Calabria): sebbene non sia mai stato iscritto nel registro degli indagati, per il futuro parlamentare sembrerebbe valere il detto “talis pater, talis filius”. Se infatti il padre ha ricevuto la misura di prevenzione per mafia, lui stesso figurava nel decreto di scioglimento del Comune di Reggio per le infiltrazioni della criminalità organizzata nel 1992. Il colonnello Angiolo Pellegrini, già collaboratore del giudice Borsellino, poi capo della Dia di Reggio Calabria, in un’aula di Tribunale a Reggio ha ricordato: “Nel 1989 Giorgio De Stefano ha sostenuto l’elezione dell’avvocato Demetrio Battaglia”. Giorgio De Stefano, appartenente dell’omonimo clan mafioso, è stato arrestato e condannato.

Lorenzo Cesa (deputato Udc, circoscrizione Calabria): arrestato nel 1993 e condannato in primo grado a 3 anni e 3 mesi per corruzione aggravata nello scandalo Anas (mazzette per 30 miliardi di lire) e poi salvato da un cavillo insieme al coimputato Prandini (condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi): nel 2003, la Corte d’appello di Roma si è resa conto che il Tribunale dei ministri che aveva rinviato a giudizio i protagonisti dello scandalo Anas non poteva svolgere funzione di gup. Così il processo è ritornato al punto di partenza e tutto è finito in prescrizione, perché gli atti sono stati poi giudicati inutilizzabili. Nel 2006 è di nuovo indagato per truffa “per avere ottenuto illecita erogazione di circa 5 miliardi di lire” dalla Ue e dalla Regione Calabria. L’inchiesta era in mano al pm Luigi De Magistris. Quando l’attuale sindaco di Napoli viene sollevato dal suo incarico, viene tutto archiviato.

Luigi Cesaro (deputato Pdl, circoscrizione Campania): alle spalle un arresto nel 1984 nell’ambito di un blitz contro la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo (condannato a cinque anni in primo grado, venne poi assolto per insufficienza di prove). Negli anni Novanta, in seguito allo scioglimento del comune di Sant’Antimo per infiltrazioni mafiose, i carabinieri di Napoli, in un’informativa, scrivono che Cesaro (allora assessore provinciale) “è solito associarsi a pregiudicati di spicco della malavita organizzata operante a Sant’Antimo e dintorni”. Anni duemila, stesso discorso. Nel 2008 a fare il suo nome è il collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo che indica in Cesaro “un fiduciario del clan Bidognetti” per la questione rifiuti (per intenderci, lo stesso clan legato, secondo i magistrati, ai Casalesi e al suo referente politico, Nicola Cosentino). E, infine, ecco l’ennesima inchiesta: dal 2011 è ufficialmente sotto indagine per i suoi rapporti con i Casalesi.

Massimo Paolucci (deputato Pd, circoscrizione Campania): pur non essendo mai stato indagato, di lui parla la giornalista e ora senatrice Pd Rosaria Capacchione su Il Mattino del 20 novembre 2011: “Il ricordo di quella giornata campale è il ricordo di una resa. Fu in quei mesi del 2003 […] che gli uomini dello Stato incontrarono la camorra. Una riunione ufficiale, con i dirigenti del commissariato di Governo, e i commissari di Governo erano Massimo Paolucci e Giulio Facchi, che scesero a patti con un gruppetto di imprenditori in odor di mafia che quei buchi avevano disponibili. […] Le discariche […] erano piuttosto illegali, e appartenevano a Cipriano Chianese, a Gaetano Vassallo, a Elio e Generoso Roma: nomi di uomini poi diventati assai noti alle cronache giudiziarie che trattavano di ecomafia”. Insomma, Paolucci sarebbe stato protagonista di una vera e propria trattativa Stato-camorra per la gestione dei rifiuti.

Paolo Russo (deputato Pdl, circoscrizione Campania): ex presidente della commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti in Campania, è stato indagato dalla Dda di Napoli per concorso esterno in associazione mafiosa, nell’ambito di indagini sulla camorra del nolano per i suoi rapporti con un imprenditore vicino, secondo gli inquirenti, ai clan della zona. Ma alla fine la Procura ha chiesto l’archiviazione, almeno per questa accusa. Russo resta però indagato nello stesso procedimento per violazione della legge elettorale.

Gianluca Pini (deputato Lega, circoscrizione Emilia Romagna): indagato per millantato credito. Avrebbe richiesto e ottenuto la cifra di 15mila euro da parte di un avvocato forlivese in cambio dell’impegno ad assicurargli la promozione all’esame per l’abilitazione alla professione. Pini, dall’estate scorsa, è indagato anche per appropriazione indebita e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposta. Avrebbe usato lo scudo fiscale per far rientrare in Italia dalla Repubblica di San Marino 400mila euro precedentemente sottratti al fisco.

Renata Polverini (deputata Pdl, circoscrizione Lazio): ex governatrice della regione assurta – a giusta ragione – a emblema degli sperperi locali, tanto che anche la Corte dei Conti ha aperto un’istruttoria sui presunti sperperi di denaro pubblico da parte della Regione Lazio: i magistrati contabili stanno analizzando casi di finanziamenti (per un totale di svariati milioni di euro) effettuati dalla Polverini e dai suoi uomini per le cosiddette “spese di comunicazione” della Regione. Tante, poi, anche le inchieste giornalistiche. Come quella portata avanti daL’Espresso (scandalo affittopoli), che ha smascherato come la Polverini, nonostante i lauti guadagni suoi e di suo marito, vivesse in una casa popolare sull’Aventino.

Antonio Angelucci (deputato Pdl, circoscrizione Lombardia): rinviato a giudizio per truffa aggravata ai danni della Regione Lazio per un  giro di degenze e presunte prestazioni gonfiate. Secondo l’accusa, la truffa ammonterebbe a 163 milioni di euro. Non solo. La famiglia Angelucci è stata sanzionata anche dall’AgCom per aver percepito illegittimamente 34 milioni di euro dallo Stato (dal 2006 al 2010), violando la legge sui contributi pubblici all’editoria.

Umberto Bossi (deputato Lega Nord, circoscrizione Lombardia): condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per finanziamento illecito (processo Enimont); a 1 anno per istigazione a delinquere a danno di Gianfranco Fini (aveva invitato i leghisti a cercare “casa per casa i fascisti” ed aveva specificato che per fascisti intendeva anche gli esponenti di Alleanza Nazionale che aveva definito, tra le altre cose, “il fetore peggiore del Parlamento”); a 1 anno e 4 mesi per vilipendio alla bandiera poi indultati (nel 1997 aveva detto: “quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo”; e ancora: “ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore”); oggi è indagato per truffa ai danni dello Stato (scandalo dei fondi pubblici).

Davide Carlo Caparini (deputato Lega, circoscrizione Lombardia): resistenza a pubblico ufficiale. Il reato, però, è caduto in prescrizione.

Ignazio Abrignani (deputato Pdl, circoscrizione Marche): indagato per dissipazione post-fallimentare. Avvocato, ex capo della segreteria di Claudio Scajola, è indagato a Milano nelle indagini sulla bancarotta della Cit, l’agenzia di viaggi dello Stato di cui era commissario straordinario. La Cit, peraltro, era stata acquista dall’imprenditore campano Gerardo Soglia (pure lui candidato con il Pdl al Senato. Ma non ce l’ha fatta).

Raffaele Fitto (deputato Pdl, circoscrizione Puglia): condannato solo pochi giorni fa (14 febbraio) a 4 anni per corruzione, abuso d’ufficio e finanziamento illecito insieme all’imprenditore Giampaolo Angelucci del gruppo Tosinvest (3 anni e 3 mesi). Secondo le tesi dell’accusa, tra le altre cose, una società del gruppo Tosinvest finanziò con una dazione di 500 mila euro transitata dall’Udc verso la lista elettorale “La Puglia Prima di tutto” facente capo all’area politica di Raffele Fitto alle elezioni regionali del 2005. Secondo il pm si tratta in sostanza di un illecito finanziamento, in cambio dell‘appalto settennale da 198 milioni di euro per la gestione di undici Residenze Sanitarie Assistite in Puglia.

Elvira Savino (deputata Pdl, circoscrizione Puglia): indagata per concorso in riciclaggio. Accusata di aver fatto da prestanome fino al 2008 a un bancarottiere (Michele Labellante) ritenuto il cassiere dei potenti clan mafiosi Di Cosola e Parisi (Sacra Corona Unita). Avrebbe poi fatto anche pressioni verso due ministeri per favorire un progetto di edilizia universitaria gestito dalle stesse cosche.

Mauro Pili (deputato Pdl, circoscrizione Sardegna): indagato per peculato e, solo tre giorni fa, iscritto nel registro degli indagati per falso nello stesso filone di indagini della Procura di Cagliari che ha portato all’arresto del presidente cagliaritano Massimo Cellino (il quale peraltro era stato visitato dall’onorevole un giorno prima dell’arresto. Ma cosa si siano detti resta un mistero).

Francantonio Genovese (deputato Pd, circoscrizione Sicilia): indagato per abuso d’ufficio nell’inchiesta sulle delibere di affidamenti di servizi a Feluca spa, società che si occupa della rete internet del comune di Messina.

Francesco Saverio Romano (deputato Pdl, circoscrizione Sicilia): è stato di recente assolto per concorso esterno in associazione mafiosa, nel processo che in primo grado è stato celebrato con il rito abbreviato. Di lui, però, parla un pentito, Francesco Greco, secondo il quale Romano sarebbe stato sponsorizzato direttamente dall’ex boss Bernardo Provenzano.

Matteo Bragantini (deputato Lega, circoscrizione Veneto): condannato in appello per propaganda razziale. Tutto nasce nel 2004 quando il tribunale di Verona lo condanna insieme ad altri cinque leghisti veronesi per la raccolta firme contro un campo nomadi abusivo.

SENATO – Domenico Scilipoti (senatore Pdl, circoscrizione Calabria): il Peones non è solo l’eterno riciclato (insieme all’amico Razzi, anche lui rieletto in Abruzzo), ma è anche indagato per produzione di documenti falsi in merito a debiti contratti non onorati. In sede civile, infatti, è stato condannato al risarcimento di  230mila euro. Come ricostruito in una passata inchiesta da Infiltrato.it, poi, sarebbe stato in affari con una cosca ‘ndranghetista. Vicino, poi, amovimenti di estrema destra (il programma dei Responsabili faceva il verso al programma fascista di Gentile) e alla setta religiosa del Movimento Olistico Transnazionale.

Antonio Caridi (senatore Pdl, circoscrizione Calabria): condannato in primo grado con il governatore Giuseppe Scopelliti per una vicenda di mancata bonifica a sei mesi. Il suo nome però compare, oltre che nei verbali del pentito Giovanbattista Fracapane, anche nelle carte della Dda di Genova che stava indagando sulla cosca Raso-Gullace-Albanese. Il capo della Direzione distrettuale antimafia di Genova Vincenzo Scolastico, infatti, nel ricostruire le attività illecite del boss Carmelo Gullace, “leader per tutto il nordovest” del clan Raso-Gullace-Albanese che detta legge in Liguria, scrive in un dossier consegnato alla Commissione parlamentare antimafia: “L’indagine ha consentito di documentare l’alacre attività di sostegno svolta, nell’ultimo voto regionale, da esponenti della cosca, anche con palesi intimidazioni, a favore del candidato Antonio Stefano Caridi”.

Antonio Gentile (senatore Pdl, circoscrizione Calabria): accusato più volte di aver avuto l’appoggio elettorale della ‘ndrangheta alle politiche del 1992 (correva per il Psi), pur non essendo – è bene precisarlo – mai stato indagato. Anche l’ex sindaco di Cosenza Giacomo Mancini ha dichiarato che nel 1992 Antonio Gentile era scortato da un “nutrito stuolo di personaggi molto noti alla giustizia”. In effetti, il potere clientelare ed affaristico coltivato da Gentile sembrerebbe davvero enorme.

Lucio Barani (senatore Pdl, circoscrizione Campania): a processo per abuso d’ufficio da sindaco di Aulla per aver favorito una discarica abusiva. Barani, però, è famoso soprattutto per due iniziative: nel suo comune fece costruire un monumento a Bettino Craxi e ai “martiri di Tangentopoli” e, non contento, fece installare cartelli con su scritto “Aulla, comune de-dipietrizzato”.

Rosaria Capacchione (senatrice Pd, circoscrizione Campania): la giornalista antimafia è indagata per calunnia ai danni di Luigi Papale, l’ufficiale della Guardia di Finanza che stava indagando sulle acrobazie societarie e finanziarie del fratello Salvatore e della sua impresa.

Vincenzo Cuomo (senatore Pd, circoscrizione Campania): non è indagato. Tuttavia la sua elezione, come detto oggi da Infiltrato.it, fa sorgere più di un dubbio di opportunismo: parente del clan camorristico Zaza, il suo nome spunta anche nella documentazione che portò allo scioglimento per mafia del comune di Portici nel 2003. Quando Cuomo era vicesindaco.

Claudio Fazzone (senatore Pdl, circoscrizione Lazio): indagato per abuso d’ufficio dopo la scoperta di lettere di raccomandazione (peraltro scritte su carta intestata della Regione e normalmente protocollate) in cui si segnalavano persone da spostare o assumere alla Asl inviate da Fazzone quando era Presidente del Consiglio Regionale del Lazio.

Bruno Astorre (senatore Pdl, circoscrizione Lazio): ex presidente del consiglio regionale laziale, faceva parte dell’ufficio di presidenza nel quale si deliberavano gli stanziamenti. Sulla questione, ora, è in corso una inchiesta della Corte dei conti.

Salvatore Sciascia (senatore Pdl, circoscrizione Lombardia): condannato definitivamente a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto, nella sua qualità di manager Fininvest (capo dei servizi fiscali del gruppo Berlusconi), alcuni ufficiali e sottufficiali della Guardia di finanza affinchè ammorbidissero le verifiche fiscali.

Roberto Calderoli (senatore Lega, circoscrizione Lombardia): indagato per ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. I reati, però, sono andati prescritti. È stato indagato per truffa anche dal Tribunale dei ministri, ma i senatori hanno votato contro l’autorizzazione a procedere. La questione riguardava “artifici e raggiri” per andare e tornare in giornata da Roma a Cuneo su un aereo di Stato.

Alfredo Messina (senatore Pdl, circoscrizione Lombardia): indagato per favoreggiamento in bancarotta fraudolenta dell’Hdc del sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi. Nel 2004 Crespi avrebbe chiesto a Mediaset di restituirgli 500 mila euro da lui anticipati a Telelombardia e Antenna3 per risarcirli del danno subìto dalla fornitura di programmi a Italia 7 Gold da parte di Mediaset. Per risolvere la cosa, secondo l’accusa, Messina avrebbe poi pagato parte di quella somma come tangenti a Crespi in contanti a Lugano e in nero.

Giancarlo Serafini (senatore Pdl, circoscrizione Lombardia): ex capo carpentiere nei cantieri dell’Edilnord a Milano 2 negli anni ‘70 e ‘80, assessore all’Economato nella giunta di Ombretta Colli, Consigliere Regionale della Lombardia, tesoriere di Arcore al posto di Giuseppe Spinelli, infine ora senatore. Su di lui, però, l’ombra di un patteggiamento per corruzione.

Jonny Crosio (senatore Lega, circoscrizione Lombardia): rinviato a giudizio per turbativa d’asta, concussione, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. La vicenda risale al 2010, quando Crosio era assessore provinciale alla viabilità: l’accusa, rivolta anche ad altri amministratori locali, è di aver fatto pressioni su piccoli proprietari, minacciandoli di esproprio, per far vendere i loro appezzamenti di terreno, a prezzi inferiori al dovuto, alla ditta Galperti, per agevolare la costruzione della strada di Bema.

Roberto Formigoni (senatore Pdl, circoscrizione Lombardia): indagato dalla Procura di Milano per corruzione e finanziamento illecito ai partiti nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità privata in Lombardia in cui risulta implicato il faccendiere Daccò, amico di Formigoni. Le accuse della Procura riguarderebbero un illecito finanziamento elettorale di oltre mezzo milione di euro ricevuto da un’azienda sanitaria privata in vista della campagna di Formigoni per le elezioni regionali italiane del 2010 in cui è stato rieletto per un quarto mandato consecutivo alla guida della regione; le accuse ipotizzano, inoltre, il reato di corruzione per la somma dei molteplici benefit di ingente valore patrimoniale (vacanze, soggiorni, utilizzo di yacht, cene di pubbliche relazioni a margine del Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini, condizioni favorevoli nella vendita di una villa in Sardegna a un coinquilino di Formigoni nella comunità laicale dei Memores Domini) messi a disposizione del governatore lombardo dal mediatore Daccò. Come se non bastasse, il 13 febbraio scorso, sempre per la stessa inchiesta, gli viene contestato anche il reato di associazione a delinquere.

Antonio D’Alì (senatore Pdl, circoscrizione Sicilia): rinviato a giudizio per i suoi presunti rapporti con Matteo Messina Denaro, boss numero uno della mafia e superlatitante.

Antonio Fabio Scavone (senatore Pdl, circoscrizione Sicilia): rinviato a giudizio per abuso d’ufficio e truffa per un appalto di 1,7 milioni di euro. A questo si aggiunge una condanna della Corte dei Conti per danno erariale quando era Direttore Generale dell’ASP 3 di Catania: risarcimento da 371mila euro.

Giuseppe Lumia (senatore Pd, circoscrizione Sicilia): indagato per diffamazione. È stato infatti querelato dal suo ex addetto stampa.

Altero Matteoli (senatore Pdl, circoscrizione Toscana): imputato per favoreggiamento verso l’ex prefetto di Livorno, che avrebbe avvertito di indagini e intercettazioni in corso su uno scandalo di abusi edilizi all’isola d’Elba, consentendo a lui e ad altri indagati di inquinare le prove e di distruggere carte e addirittura computer, con gravi danni per le indagini. Il processo, però, è stato bloccato dalla Camera.

Denis Verdini (senatore Pdl, circoscrizione Toscana): Imputato a Perugia per tentativo di associazione a delinquere e corruzione sugli appalti del G8 e post terremoto. Imputato a Roma  per violazione della legge sulle società segrete (processo P3), per avere ”costituito, organizzato e diretto un’associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti di corruzione, abuso d’ufficio, illecito finanziamento, diffamazione e violenza privata”. Il suo nome, poi, spunterebbe anche nelle intercettazioni (34 in tutto) riguardo un’altra società segreta, la P4 di Bisignani e Papa.

Linda Lanzillotta (senatrice Lista Monti, circoscrizione Umbria): i partiti, praticamente, li ha girati tutti. Da giovanissima ha militato nel gruppo maoista Unione dei Comunisti Italiani, è stata ministro Pd, poi è passata all’Api di Rutelli e oggi è impegnata a sostegno dell’Agenda Monti. Ebbene, sulla Lanzillotta pende una condanna della Corte dei Conti (confermata in Cassazione) per danno erariale al risarcimento di 40 mila euro. I fatti risalgono a quando era assessore al bilancio del Comune di Roma, nella giunta guidata dal sindaco Rutelli, per alcune consulenze ritenute ingiustificate, relative alla privatizzazione della Centrale del Latte.

Silvio Berlusconi (senatore Pdl, tutte le circoscrizioni): anche se guardassimo (per questioni di spazio) solo ai processi in corso, mettendo da parte i prescritti e quelli terminati dopo la creazione di leggi ad hoc, rimarrebbe comunque tanta carne al fuoco. Condannato in primo grado a 4 anni per frode fiscale(processo Mediaset ): fondi neri per centinaia di milioni con l’acquisto a prezzi gonfiati di film USA attraverso una serie di società off-shore; a processo per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile (processo Ruby); a processo per rivelazione di segreto d’ufficio: è accusato di aver ricevuto e girato a Il Giornale la bobina rubata di una intercettazione sul caso Unipol, non trascritta e coperta da segreto istruttorio. E proprio stamattina, secondo quanto si è appreso, Berlusconi sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Napoli per corruzione e finanziamento illecito ai partiti. L’indagine riguarda l’erogazione di somme di denaro, quantificate in tre milioni di euro, al senatore Sergio De Gregorio in relazione al suo passaggio al Pdl.

silvio_alla_carica_degli_impresentabili

Alcuni dati potrebbero essere cambiati rispetto a quelli riportati e nel caso saremo pronti a rettificarli essendo molti i processi in corso. Altri ancora possono essere subentrati.

Da infiltrato.it

Foto: web

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